“Pi mia cchi c’è?…” questa Sicilia resta irremidibile come disse Sciascia

Lo scorso anno, di questi tempi, andò nelle librerie il volume “Irredimibile Sicilia? – L’Isola e il sogno infranto della sua autonomia speciale” scritto dal giornalista Fabrizio Fonte, presidente del “Centro Studi Dino Grammatico“. Il saggio esplorava il tema molto attuale dell’autonomia regionale, sotto la lente delle prerogative statutarie – secondo l’autore – mai adeguatamente sfruttate.

In buona sostanza si analizzavano l’ Autonomia siciliana e il rapporto con la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna che chiedono la modifica  dell’art. 116 della Costituzione (che regola i rapporti Stato-Regione), auspicando a gran voce una maggiore autonomia su temi quali la salute, il lavoro, l’ambiente, l’attività internazionale e l’istruzione.

Fonte sosteneva con forza l’istituto autonomistico pur ritenendo che lo Statuto, che è del 1946, ha bisogno di essere rivisto, ad esempio, in riferimento al rapporto con l’Unione Europea. Egli riteneva che dovrebbe trovare attuazione l’art. 37 dello Statuto, che prevede che le aziende che hanno sede legale fuori dall’Isola, ma che vi operano siano tenute a pagare le imposte in Sicilia.

Da inguaribile ottimista Fonte, ad una presentazione del libro, così rispose alla domanda se la Sicilia sia irredimibile: “Il concetto di irredimibilità si deve far ricondurre a Leonardo Sciascia che, quando gli chiesero di trovare un aggettivo che in sé bastasse a riassumere l’Isola, rispose: «che la Sicilia è irredimibile, ma che comunque bisogna continuare a lottare, a pensare e ad agire, come se non lo fosse». Anch’io, con questo volume, mi sono posto il quesito. Se la Sicilia sia realmente irredimibile o se magari ci possano essere delle possibilità che questa Terra, invece, abbia delle condizioni di riscatto e di speranza. Ecco il perché del punto interrogativo nel titolo. Il ragionamento si dipana, ovviamente, nella storia recente della sua Autonomia, che doveva consentire all’Isola uno sviluppo di altro genere, ma che purtroppo oggi la vedono terzultima, in termini di sviluppo economico, a livello europeo, con dei tassi di natalità molto bassi ed altissimi tassi di disoccupazione e di emigrazione. Mi auguro che nel futuro, e anche abbastanza prossimo, le cose possano cambiare. Ma tutto è legato alla reale volontà della gran parte dei siciliani di variare, innanzitutto dal punto vista culturale e quindi da quello politico e sociale, per davvero le loro sorti. Tuttavia non sarà un processo semplice!”.

Ebbene, è trascorso un anno dalla pubblicazione di quel libro e, con tutto il rispetto, la risposta alla domanda posta all’autore è una sola : la Sicilia è irredimibile, senza nessun dubbio.

Si possono invocare tutte le norme statutarie di questo mondo, tutte le bellezze naturali ed architettoniche che si vogliono, ma poi bisogna fare i conti con il problema principale della Sicilia: i Siciliani.

Tutti, nessuno escluso.

E lo dimostra plasticamente l’ultima retata palermitana nel settore della sanità: tra gli arrestati anche personaggi ammantatisi negli anni dell’aura di essere paladini della legalità e per questo pure posti sotto protezione da parte degli organi dello Stato !

Non si tratta neppure di una novità, sol che si pensi alla vicenda Montante e ad altre simili.

Ci si offende pure quando Feltri ci ingiuria dandoci degli inferiori.

Smettiamola di piangerci addosso e ammettiamolo, inferiori non è la parola esatta (perché magari intellettualmente non lo siamo a nessuno, anzi ), ma irredimibili perché naturalmente votati al male, al nostro familismo amorale, al fottersene del bene comune, insomma a ad autodistruggerci, si, senza alcun dubbio.

La classe politica che ci governa, quella regionale, è la semplice trasposizione delle nostre nefandezze e gli ultimi spettacoli degli inquilini di Palazzo dei Normanni, in occasione della approvazione della legge finanziaria,  ne sono ampia testimonianza.

Giochini di potere, ammuine, passaggi di casacca, appetiti assessoriali, accordi sottobanco, insomma tutto il meglio (anzi il peggio) del sottobosco politico, che risponde sempre alla fatidica domanda : “ Pì mia cchi c’è ?”.

Dunque, si, Sicilia irredimibile.

 

Edmond Dantés, Conte di Montecristo