L’attrice Valeria Contadino: “Non vogliamo assistenzialismo, ma solo esercitare il nostro diritto al lavoro”

Ancora prima che partisse il lockdown, le attività di spettacolo sono state sospese ai primi allarmi di diffusione del Coronavirus. “Siamo stati il primo settore ad essere colpito dall’emergenza- ci racconta Valeria Contadino, attrice catanese, madre di cinque figli e moglie del regista Giuseppe Dipasquale – e ad oggi siamo invece gli ultimi ad avere indicazioni sulle modalità e i tempi di ripresa”.

In merito a questo momento di profonda crisi per il settore dell’intrattenimento e artistico, è importante tenere presente che i teatri privati sono stati una delle realtà più bistrattate dal sistema. “Mentre i teatri pubblici – spiega Valeria – possono contare sui finanziamenti erogati dallo Stato o dalla Regione, per quelli privati non è stata disposta nessuna misura di tutela o intervento e rischiano quindi molto di più.” A Catania, i teatri più piccoli sono stata lasciati a se stessi, né le autorità né all’interno del settore stesso c’è stata alcuna forma di solidarietà.

“Purtroppo nello spettacolo ci si comporta ancora come se fossimo tutti delle isole, non c’è coesione nella comunità teatrale.”

Ad oggi quindi non c’è stata nessuna indicazione su come e quando far ripartire i teatri, “non possiamo provvedere alla riprogrammazione del palinsesto- continua l’attrice catanese- perchè non abbiamo tutte le informazioni necessarie per farlo, non sappiamo ancora quello che succederà. Come lavoratrice dello spettacolo non miro ad ottenere assistenzialismo ma voglio poter esercitare il mio diritto al lavoro. Quindi anche con tutti i limiti che lo Stato mi impone io voglio poter continuare a fare il mio lavoro.”

Con tutte le difficoltà del caso Valeria si sta infatti organizzando per ripartire e aiutare intanto la sua terra. “Questa Estate, grazie alla mia professione potrò dedicarmi a un progetto di riqualificazione del territorio. Il programma è quello di fare degli spettacoli in giro per la Sicilia. Si svolgeranno interamente all’aperto per dar spazio e valore ai nostri territori. A breve potrò quindi tornare in scena più o meno normalmente, il problema vero non riguarda infatti la stagione estiva, durante la quale grazie alla possibilità di svolgere le attività all’esterno si potrà lavorare, ma quella invernale. “

La stagione è già pronta e, potenzialmente, i teatri potrebbero riaprire con le dovute misure cautelari e di tutela ma “nel caso in cui si verifichi una nuova emergenza non è certo che ci sarà dato il permesso di operare, nonostante l’applicazione di tutte le condizioni di sicurezza. Non possiamo sapere se ci sarà un ritorno della pandemia, nessuno lo sa. Considerato il distanziamento sociale e di volta in volta la sanificazione della platea, i teatri dovranno affrontare diverse incombenze economiche senza un sicuro ritorno. Per questo capisco le lamentele di tanti miei collegi che si dicono preoccupati per le modalità di ripresa, ma la verità è che questa crisi riguarda tutti i settori. Basta pensare alla ristorazione che ha dovuto ridurre la capienza e aumentato i costi di gestione, la vita è cambiata per tutti quindi ora come ora serve solo rimboccarsi le maniche e ricominciare a fare.”

La ripresa sarà certamente faticosa e richiederà pazienza, per questo Valeria è disposta al sacrificio pur di “tornare a fare il mio lavoro, perché preferisco guadagnare di meno piuttosto che non avere la possibilità esercitare il mio diritto al lavoro.”

“Adesso serve negoziare con lo Stato le modalità di ripresa, se le platee potranno essere riempite solo al 30% serve anche che ci venga concesso di riaprire come se fosse il primo giorno. Ma la cosa più importante è capire che non possiamo più cercare di riprogrammare le nostre attività secondo una realtà che non esiste. Bisogna prendere atto della situazione e seguire le coordinate che ci verranno date. Lavoreremo secondo quella che è la situazione attuale e ricominceremo a costruire. Sicuramente dovremo riformulare le nostre attività per adattarci alla nuova realtà ma la creatività non ci manca, noi siamo avvantaggiati in questo perché siamo artisti e il nostro lavoro si basa proprio sull’inventiva. Lo strumento digitale in questo senso potrà essere un alleato importante. Anche se rischio di dire una cosa dissacrante per molti, e premettendo che il vero teatro sia possibile solo in scena, credo che il ricorso alla tecnologia in questo momento possa diventare una risorsa preziosa per il nostro settore. Non mi sento quindi di condannarlo perché se attraverso di esso si può creare valore vale la pena provare. L’obiettivo deve essere sfruttare tutti i mezzi a nostra disposizione per iniziare ad andare avanti”.