CoroNaSpi? Perché no, a salvaguardia dei lavoratori senza sussidio…

Dopo aver varato 2 decreti, nei quali il Governo si è un po’ perso inserendo dei codici che hanno creato molta confusione ed hanno lasciato senza sussidio migliaia di lavoratori, bisognerebbe cominciare a pensare ad una soluzione che metta in sicurezza migliaia di lavoratori che sono rimasti , e rimarranno, fino all’inizio della stagione prossima, senza un lavoro ed una fonte di sostegno. La Naspi, che nel 2016 fu varata dal governo Renzi, ha mostrato tutti i suoi limiti, che noi stagionali avevano prontamente spiegato non appena introdotta, e tutta la sua iniquità lasciando i lavoratori stagionali senza un sussidio già a partire dal mese di febbraio. La mia idea, spiega Dario Sterrantino un lavoratore stagionale di Giardini Naxos, sarebbe quella di introdurre in questo momento particolare una nuova indennità in grado di garantire un periodo di copertura economica a tutti quei lavoratori che non saranno chiamati a svolgere il proprio lavoro nelle aziende turistiche o ad esse connesse. Il nuovo sussidio si chiamerebbe: la CoroNaSPI. Questa indennità, come per la Naspi, avrebbe una durata pari alla metà alle settimane contributive degli ultimi 4 anni, ma con la differenza che non esclude quelle che sono già state usate negli anni precedenti per richiedere il sussidio di disoccupazione. Con questa formula, se in 4 anni si è lavorato 2 anni, la durata della CoroNaSPI sarebbe di 1 anno. A questo punto l’INPS, dopo aver calcolato la durata, sottrarrebbe le mensilità già erogate e liquiderebbe mensilmente il restante periodo. L’importo mensile sarebbe pari a 750 euro e possono accedere TUTTI i lavoratori che hanno presentato richiesta di naspi dal 01 giugno 2019 al 30 aprile 2020 per un limite di 65 settimane. È previsto anche un meccanismo di Protezione per cui, se la durata non supera le 52 settimane, il lavoratore, dopo aver percepito tutta la CoroNASPI, accederebbe ad un Reddito di Emergenza corrispondente al valore di 450 euro aumentato di 50 euro per ogni componente del nucleo familiare per un numero limitato di mensilità.
Soltanto così, il Governo non lascerebbe nessuno indietro.