Luca Palamara a tutto campo da Giletti: Calciopoli, le nomine, la corruzione e il carrierismo…

La bomba era nell’aria. Sono sempre gli studi del talk domenicale di LA7 “Non è l’Arena” a squarciare la magistratura italiana. Non bastavano in prima serata le bordate in coppia,dell’ex PM Luigi de Magistris e del magistrato Alfonso Sabella ex sostituto procuratore nel pool antimafia di Palermo guidato da Gian Carlo Caselli, ci ha pensato in chiusura di trasmissione Luca Palamara, il magistrato sotto processo a Perugia per corruzione e rivelazioni di segreti d’ufficio, a terremotare ulteriormente la credibilità della magistratura italiana.

Il magistrato epicentro dello scandalo della magistratura italica cerca di smarcarsi dalle pesanti accuse formulate dalla procura di Perugia nei suoi confronti e chiarisce che l’accusa di corruzione per la nomina di Longo a Gela è caduta perché non si è mai verificata, così come non si è verificato il pagamento di 40.000 euro: “E’ rimasta in piedi l’accusa di una ristrutturazione e di alcuni viaggi pagati”. Ma qui Giletti lo mette in difficoltà: “A proposito della ristrutturazione, mi conferma che la casa di questa donna era al Fleming? A me risulta che la ristrutturazione sia avvenuta in Via Courmayer, altra zona di Roma”, Palamara non risponde nel merito: “Io non me lo spiego. Si tratta di una veranda di 3 metri per 3, i lavori li ha fatti direttamente la proprietaria”. L’ultima domanda del conduttore è: “Cosa ha sbagliato e come si recupera la credibilità?”-Nella vita si sbaglia, non rinnego le amicizie. Si può pagare un forte stress emozionale, adesso deve venire il bene della magistratura. A Perugia sarà un bagno di sangue e usciranno altri nomi se si va a dibattimento? Io mi difenderò con tutti gli strumenti che l’ordine giuridico mi mette a disposizioneè la promessa finale di Palamara.

Questa è stata la parte finale dell’intervista a Palamara. Dichiarazioni che potrebbero essere una bomba atomica per la magistratura italiana e lasciare un lunga scia di “sangue” tra i tanti nomi eccellenti della magistratura che potrebbero essere coinvolti.

Ma tanti sono stati gli argomenti trattati nella Sua “confessione” dal PM romano che vanno dagli inizi della carriera alle chat dei nostri giorni.

Ero famoso perché ho fatto il pm di Calciopoli. Non sono il male assoluto, perché certo le correnti dei magistrati non le ho inventate io e il mio ruolo era quello di mediare all’interno delle correnti, e il luogo giusto della mediazione era proprio il Csm nell’aula 42. Questo sistema che fa scandalo ha nominato per esempio Francesco Greco a Milano e Nicola Gratteri in Calabria. Quello di Greco è stato un accordo che mi sono trovato a mediare proprio io. Poi le scelte vengono fatte nella stanza 42 del Csm, che è quella deputata a farla. Non sono stato solo io a fare quelle mediazioni: nel Csm eravamo in 27 più il presidente della Repubblica”. Giletti lo provoca: “quella in cui lei è finito in mezzo mi sembra una guerra fra bande”. Palamara quasi annuisce “ma il carrierismo è stato provocato da una legge del 2007. Vero che uno bravo che non appartiene a nessuna corrente potrebbe non farcela. Il nostro sistema premia l’appartenenza alle correnti. Oggi non posso più dire bugie su questo punto. Le correnti sono determinanti per fare carriera, e sono più importanti della politica che prova a incidere dall’esterno”.

Non c’è un solo Luca Palamara, ce ne sono tanti però il trojan nel telefono lo hanno messo solo a me”. Giletti chiede: “Perché la chiamavano per avere una nomina in Cassazione? Il caso Sturzo, le sembra normale?” e Palamara: “Quando ci sono tante domande per un solo posto è inevitabile che i curriculum dei magistrati siano paritari quindi la scelta è difficile. Si cerca di avere un contatto diretto con il consigliere. Avevamo tanti esponenti delle correnti che stazionavano fuori alla stanza a perorare la loro causa. Ma non dobbiamo demonizzare tutto, i cittadini devono essere rassicurati che nei posti più importanti ci sono le persone più importanti. E’ vero però che chi non appartiene alle correnti è penalizzato”.

Giletti affonda e lo dice espressamente: “Sembra il mercato delle vacche, con Pignatone che è successo e l’incontro con l’onorevole Lotti? ” e Palamara risponde: “Non risponde a verità. Nessun suk delle nomine o mercato. E’ stato il carrierismo sfrenato a portare a questa situazione. Oggi devo essere io a giustificare le 1000 nomine però se avessero messo il trojan ai miei colleghi avrebbero trovato gli stessi accordi fisiologici. Lotti era inquisito? Non posso entrare nel merito di alcuni colloqui a causa dei procedimenti disciplinari a mio carico.  Io ho commesso un doppio errore di sottovalutazione: non sapevo che vestivo i panni dell’indagato e non avevo valutato bene il ruolo di Lotti alla Procura di Roma credendo fosse già finita. Se mi sentivo onnipotente? No, la mia attività era finalizzata a rappresentare le esigenze dei colleghi. La rottura con il giudice Pignatone? Per me era un punto di riferimento, ma ci sono state situazioni sulla mia persona che mi hanno amareggiato e mi sono allontanato”.

Luca Palamara respinge anche l’accusa di essere il grande nemico di Di Matteo: “Smentisco categoricamente di essere un suo nemico e la sua promozione mancata nel 2016 è stata un aspetto deteriore del correntismo. Io l’ho sostenuto quando si è presentato alle elezioni con la corrente Unicost a Palermo. Non l’ho fatto fuori io, c’erano tre posti e ogni corrente del CSM scelse il suo candidato, i nomi furono ratificati dal plenum, non da Luca Palamara. Però ho trovato eccessivo che Di Matteo abbia detto che usiamo metodi mafiosi”.

L’intervista non poteva tralasciare le 60.000 pagine di trascrizione delle chat in cui tra l’altro Palamara scrive: “Anche se ha ragione, Salvini va fermato” nelle risposte il magistrato non è molto convincente: “Quando comunicavo lo facevo in base all’art.11 della Costituzione cioè pensando che fossero telefonate private, ma ci sono situazioni, come in questo caso, in cui un giudizio espresso in maniera frettolosa o sintetica o errata diventa di dominio pubblico. Ora riconosco che era sbagliato, non rispecchiava il mio pensiero. Anche quelle su Salvini, l’espressione sintetizzava in maniera frettolosa un ragionamento. Quando l’intercettazione viene fuori è decontestualizzata. Nella comunicazione stringata si tende a strozzare i concetti. In effetti l’immigrazione è un tema sensibile all’interno della magistratura, c’è un attento dibattito politico. Il senso della frase era che i magistrati andavano tutelati comunque, la magistratura faceva quadrato intorno a se stessa, non c’era l’intento di offendere Salvini. Sa Giletti, la politica delega ampi settori alla magistratura pensando di risolvere i problemi, ma non è così”.

Palamara non sta sulle sue in merito alle scelte formulate per la nomina di Basentini al DAP al posto di Di Matteo, mentre sulla frase del giudice Davigo a “Piazza Pulita” (“non ci sono intercettazioni che mi riguardano pur essendo stato in macchina con Palamara”), il pm è laconico: “Non posso parlare di quello che potrebbe essere il mio giudice disciplinare, posso solo confermare che eravamo insieme a quel convegno e io mi offrì di dargli un passaggio. Perché il trojan nel mio telefono non ha funzionato? Non rispondo”.

Come in tutte le storie non poteva mancare il gossip i vip intercettati e Raul Bova, continua ad aggiungere poco: “Io ero convinto di non aver mai commesso fatti illeciti e di non aver mai preso 40.000 euro per una nomina, non sapevo di essere un indagato. Chi ha attivato il distanziamento sociale si è salvato dal trojan, chi è rimasto vicino è finito nelle intercettazioni”.

Per il Presidente della Repubblica Mattarella sarà un dopo Festa della Repubblica irto è difficile nella speranza che il Paese e la Sua componente più garantista trovi quella strada per far si che la “Legge è uguale per tutti”.

(Fonte foto e video: La7)