Turismo senza Ncc e Bus? Sul lastrico 4000 aziende…

Aiutateci o falliremo”. Una richiesta forte, chiara e decisa quella delle aziende siciliane di noleggio con conducente che questa mattina hanno manifestato pacificamente in piazza Università, a Catania, per chiedere che venga garantito il loro diritto al lavoro. Presenti Federnoleggio, sindacati ed altre associazioni di categoria oltre ad un centinaio di addetti ai lavori di tutte le province dell’Isola, rigorosamente a distanza di sicurezza e con in mano striscioni dal significato univoco: “Non incasso, non pago”, “Fermi fino al 2021”, “4000 aziende sul lastrico”.
Le ncc stanno, infatti, vivendo una crisi economica senza precedenti, causata dall’emergenza Covid19. Essendo catalogate quali “servizi essenziali”, in questi mesi non hanno mai cessato l’attività, con un guadagno però pari a zero. Si tratta, infatti, di aziende che lavorano prevalentemente col turismo; turismo che non c’è stato. Da qui le perdite. A ciò si aggiunge il fatto che non ricevono aiuti dallo Stato perché, paradossalmente, non rientrano tra i “servizi essenziali turistici”, per i quali sono previste agevolazioni. Morale della favola, 4000 aziende siciliane ncc oggi rischiano di chiudere.
La Regione Siciliana ha già previsto un finanziamento a fondo perduto in favore di questo settore. Inoltre nelle prossime settimane l’assessore ai Trasporti e alle Infrastrutture Marco Falcone dovrebbe costituire un tavolo tecnico con l’assessore al Turismo Manlio Messina e il presidente di ANCI Sicilia Leoluca Orlando per traghettare le ncc nel comparto turistico e far sì che possano ricevere gli aiuti statali previsti per questo settore. Dal governo, invece, ancora nessuna risposta. Le ncc chiedono aiuti fino a marzo 2021, quando tutto dovrebbe tornare alla normalità. Sebbene da oggi, 3 giugno, i confini regionali ed europei (area Schengen) siano stati aperti, si presume che l’Italia non sarà assediata dai turisti e che queste aziende non recupereranno ciò che hanno investito per la manutenzione e la sanificazione di vetture, van e bus.

Abbiamo subìto un miliardo di perdite e il fatturato è nullo”, ha commentato Giuseppe Contraffatto, vicepresidente vicario nazionale di Federnoleggio. “Al governo Conte chiediamo di essere riconosciuti nel comparto turistico: solo dopo l’intervento di una legge nazionale, la Regione Siciliana si potrà adeguare e potremo ottenere degli aiuti. Solo così potremo andare avanti fino a marzo 2021. Il 2020 è saltato, le prenotazioni dei turisti sono state cancellate e non abbiamo più soldi per pagare mutui, assicurazioni e lavori di manutenzione. Praticamente siamo disoccupati. Se non cambierà nulla, 4000 ncc con circa 10.000 dipendenti spariranno. Le linee guida? Oggi abbiamo appreso che possiamo trasportare fino al 40% dei passeggeri: troppo pochi per poter recuperare ciò che abbiamo speso fino ad oggi per far partire i mezzi. A ciò si aggiungono i costi di leasing per l’acquisto dei veicoli, che al momento sono sospesi ma che ripartiranno da settembre. Le aziende non potranno pagarli: le scadenze andrebbero prorogate fino al 31 dicembre. L’apertura dell’area Schengen? Vediamo uno spiraglio, ma sarà un turismo di prossimità, fatto da italiani, col quale lavoriamo molto poco. L’80% del nostro lavoro è fondato sul turismo internazionale, ma se non arriveranno turisti stranieri per noi sarà finita. La Regione dovrebbe rassicurare sulla sicurezza della Sicilia, i dati lo confermano. Noi trasporteremo i passeggeri in sicurezza, abbiamo controllato e sanificato tutti i mezzi.

Presente alla manifestazione anche il sindacato L.L.P. (Lavoratori Liberi Professionisti), rappresentato da Salvatore Ricca: “A Taormina sono stati chiusi e messi in vendita 14 alberghi e il Teatro Greco è visitato soltanto da persone del posto, non ci sono turisti. Inoltre molte strutture attrattive, come ad esempio Etnaland, quest’anno non apriranno. Come dovremmo ripartire? Se non lavoriamo non possiamo pagare le tasse, né rendere sicure le auto né assumere conducenti. L’unico modo per sopravvivere è ricevere aiuto, in caso contrario saremo costretti a chiudere le aziende e il mercato delle ncc in Sicilia sparirà. E’ una situazione stagnante da marzo, siamo stanchi: chiediamo che venga garantito il nostro diritto al lavoro.

Adesso si attende il tavolo tecnico della Regione, ma soprattutto risposte concrete dallo Stato.