Psicologi in piazza contro l’Esame di Stato: “Chiediamo che il tirocinio diventi abilitante”

Dopo la protesta di qualche giorno fa dei giovani medici, adesso a scendere in piazza sono stati i neolaureati in Psicologia prossimi all’esame di abilitazione. Migliaia di giovani, appartenenti a una generazione che vede prolungarsi le tempistiche per poter accedere alla professione, a partire da oggi fino a lunedì, riempiranno tutte le principali piazze d’Italia per manifestare e far ascoltare la propria voce. Merito soprattutto dei social che, grazie al loro contributo, hanno permesso di creare una fitta rete di solidarietà tra tutti i neolaureati in Psicologia del Paese. Questa mattina la manifestazione ha toccato Piazza Università a Catania con giovani provenienti da varie parti della Sicilia e non solo.

Le ragioni della loro protesta derivano da un malumore cresciuto negli ultimi mesi, dettato da una eccessiva burocratizzazione che prevede dopo 5 anni di studio e una laurea, un anno di Tirocinio professionalizzante non retribuito per poter poi accedere all’Esame di Stato abilitante che si tiene solo due volte l’anno nei mesi di giugno e novembre. Un esame che, inoltre, essendo composto da quattro prove, ha una durata di diversi mesi e ogni volta richiede il passaggio di una prova prima di poter accedere alla successiva. Insomma, un protrarsi di giorni, settimane e mesi che allontanano migliaia di giovani dal sogno di poter finalmente entrare nel mondo del lavoro.

Negli ultimi mesi inoltre, a causa del lockdown, i neopsicologi hanno assistito a una scarsa considerazione da parte delle Istituzioni a cui si è aggiunta poca chiarezza in merito a delucidazioni sulle modalità dell’esame di abilitazione. La prima risposta alle richieste da parte del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari del 25 marzo è arrivata, infatti, solo l’8 aprile attraverso il “Decreto Scuola” dove si accennava all’esame di abilitazione per tutti gli psicologi individuandone la possibilità di svolgimento in remoto. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione da parte del Ministro Manfredi, arrivata in data 29 aprile, di convogliare l’Esame di Stato per l’abilitazione in un’unica prova orale da svolgersi in modalità a distanza. Le Università, intanto, pubblicano bandi in cui si specifica che eventuali problemi di connessione durante la seduta d’esame in remoto saranno poi valutate dalla commissione esaminatrice che potrebbe decidere anche per un’eventuale bocciatura e aggiungono anche che, in questo caso, non verrebbe rimborsata neanche la tassa d’iscrizione. I laureati in Psicologia si dichiarano disposti anche a intraprendere azioni legali nei confronti delle Università e dei commissari esaminatori nel caso in cui le modalità dell’Esame di Stato resteranno quelle stabilite dal decreto del 29 marzo.

Intanto la richiesta avanzata dai futuri psicologi è una semplificazione del percorso, rendendo abilitante il Tirocinio professionalizzante così come avvenuto per tutti i laureati in Medicina a partire dallo scorso mese di marzo grazie al decreto Cura Italia. Perché, come si legge in alcuni manifesti, la Psicologia non è figlia di un dio minore.