Il fotografo Francesco Sciacca: “Scendiamo in piazza perchè senza aiuti la nostra categoria scomparirà”

Con la chiusura di tutte le chiese in fase di lockdown un settore messo in crisi è stato senz’altro quello dei matrimoni. Tutti gli eventi privati e pubblici sono stati sospesi a seguito del dpcm dell’8 marzo ma in particolar modo il settore del wedding, che fattura circa 5 miliardi l’anno, ha subito l’annullamento di più di 17.000 matrimoni.

Le perdite per gli impiegati del settore sono state immense, fra questi i fotografi – in quanto liberi professionisti – hanno dovuto richiedere la cassa integrazione. Molti di loro però non hanno mai ricevuto il sussidio dello Stato e per questo l’Associazione dei Fotografi e Videografi Siciliani ha deciso di scendere in Piazza Università mercoledì 10 giugno.

Il fotografo Francesco Sciacca spiega le ragioni che hanno spinto la categoria ad organizzare il sit-in: “A causa di questa pandemia da Coronavirus i fotografi e videografi siciliani, che lavorano in simbiosi, hanno dovuto sospendere tutte le attività. La nostra categoria naturalmente ha seguito le regole che il governo ci ha dato per il bene comune, anche se arrivavano sempre con molto ritardo, ma adesso per noi la situazione è diventata insostenibile.”

Con la fine del lockdown “molte aziende stanno ripartendo – afferma Sciacca – ma non quelle legate al nostro settore. Si è andata creando una netta distinzione tra chi durante il lockdown ha incrementato la propria attività lavorativa, cioè i settori legati ai beni di prima necessità come supermercati e alimentari o le piccole botteghe; chi ha chiuso per i mesi di fermo obbligato e ora sta ricominciando a lavorare; e chi, invece, come per la categoria dei fotografi, è ancora fermo e non ha la possibilità di ripartire.”

Quasi tutti gli eventi privati previsti per la stagione estiva del 2020 sono stati spostati al 2021, alcuni sono stati cancellati completamente. “Noi fotografi per quest’anno non prevediamo di riuscire a lavorare e per questo siamo in grande difficoltà. La nostra categoria – continua il fotografo catanese – è legata a un’organizzazione preventiva e nell’incertezza in cui ci troviamo, i clienti hanno preferito spostare di un anno i matrimoni. Non sapevamo se il virus si sarebbe propagato ancora o quanto sarebbe stato protratto il lockdown. Le disposizioni non sono state chiare all’inizio: non sapevamo se ci sarebbe stata la possibilità di svolgere i ricevimenti anche se con l’attuazione di specifiche misure di sicurezza. Le disposizioni ufficiali sono rimaste incognite a lungo. Le persone che dovevano celebrare un lieto evento, dove ci si abbraccia e si scambiano sorrisi, hanno per questo preferito posticipare piuttosto che vivere quel giorno in un clima di paura. “

Il decreto dell’8 marzo ha per un certo periodo proibito ogni forma di celebrazione religiosa e per questo “l’annullamento degli eventi non ha generato alcun tipo di penale per i committenti. Siamo stati tutti vittima della situazione in egual misura, clienti ed operatori del settore. Non è dipeso dalla volontà di nessuno e, anche in circostanze non altrettanto straordinarie, noi professionisti cerchiamo sempre di agevolare e venire incontro alle esigenze del cliente. Ma anche se in molti hanno solo posticipato la date dell’evento prenotato, alcuni di questi, come ad esempio le feste di compleanno o le feste di fine anno degli istituti scolastici, sono stati semplicemente cancellati e per noi questo significa perdita di profitto.”

“In Sicilia il matrimonio, come un po’ in tutto il Sud Italia del resto, ha una grande valenza. Trovare qualcuno disposto a ridimensionare un evento così sentito è quindi molto difficile. Non potremo lavorare per quest’anno e ciò significa che nel 2021 l’aumento delle prenotazioni provocherà problemi organizzativi non indifferenti. Il lavoro del fotografo non è un lavoro meccanico, ma di testa. Per lavorare le 11- 15 ore che richiede un evento come quello del matrimonio abbiamo bisogno di essere in una condizione psicofisica adeguata. Il nostro mestiere consiste nell’ immortalare emozioni, se perdiamo un momento non possiamo tornare indietro e riscattare. Questa situazione ci pone in uno stato di profonda crisi e in questo modo il nostro mestiere, che contribuisce a raccontare le storie personali delle persone, rischia di scomparire. Adesso si avvicinano delle scadenze fiscali alla quali dovremmo assolvere e per questo chiediamo al nostro governo di presentarci aiuto.”

Con la manifestazione prevista per domani l’Associazione dei Fotografi e dei Videografi Siciliani intende richiedere la defiscalizzazione dell’anno 2020, la rimozione delle accise sulle bollette e credito di imposta sugli affitti delle botteghe ai proprietari. “Solo in Sicilia – conclude Sciacca- il nostro settore conta circa 2000 addetti, una cifra notevolmente ridotta dai 6000 di due anni fa. Questo calo rischia di aumentare con la pandemia se non riceveremo il sostegno di cui abbiamo bisogno. Già a Palermo e a Napoli ci si è mossi per sottoporre le nostre problematiche alle autorità. Domani anche noi fotografi catanesi scenderemo in Piazza Università per un sit-in di protesta, perché per noi non c’è ancora stato, e non ci sarà a breve, un ritorno alla normalità lavorativa. Difficilmente le persone desiderano sposarsi in mascherina o ridurre i propri invitati. Non solo noi ma tutto l’indotto del wedding ha perso e perderà nei prossimi mesi, parliamo di circa 30.000 partite iva. Questa situazione di blocco economico è ormai troppo pesante, chiediamo quindi di ricevere un’assistenza consona alla straordinarietà delle circostanze. Lavoriamo ogni giorno con grande impegno, assecondando una passione che abbiamo reso anche mestiere e per questo ci aspettiamo di essere considerati dallo Stato, perché anche noi come le altre categorie meritiamo attenzione”.