Dopo il dolore le denunce: Conte, Speranza e Lamorgese cosa diranno?

Inizia a prendere corpo l’inchiesta “Zone Rosse” portata avanti dalla Procura di Bergamo anche sulla spinta del comitato civico “NOI DENUNCIAMO”.

Ieri una grande aula del palazzo, dove ha sede la Procura di Bergamo, è stata dedicata ad accogliere prima il dolore di uomini e donne e poi le denunce di chi si è visto strappare un affetto dal coronavirus.

Ad uno a uno, sono stati ben cinquanta a sporgere denuncia-querela come riportano i rappresentanti del Comitato ‘Noi Denunceremo‘ l’avvocato Consuelo Locati e il presidente Luca Fusco, che definiscono il ‘Denuncia – day‘ il giorno in cui, i moti di rabbia e disperazione confluiti sulla pagina Facebook del movimento spontaneo nato nei giorni di picco della pandemia, si traducono in richieste alla magistratura e, a significare, questa svolta, indossano una mascherina con la scritta ‘Noi denunciamo‘.

Anche se non vi è nessuna conferma ufficiale da parte della Procura di Bergamo sull’intenzione di sentire, come persone informate sui fatti, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, nell’ambito dell’indagine che riguarda anche la mancata istituzione della ‘zona rossa’ a Nembro e Alzano Lombardo ma da quanto trapela il procuratore aggiunto Maria Cristina Rota, non è in ufficio perché si trova a Roma “per seguire un corso di formazione“.

Era stata proprio lei, nei giorni scorsi, a far capire, con una dichiarazione alla stampa del 29- Maggio, di voler ascoltare i responsabili politici nazionali: “Da quello che ci risulta – aveva detto – la decisione di istituire la zona rossa era governativa

Intanto sempre ieri il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, è stato ascoltato nel pomeriggio a Roma, nella sede dell’istituto, dai magistrati della Procura di Bergamo, in qualità di persona informata dei fatti.

L’ascolto di Conte, Speranza e Lamorgese, che dovrebbe essere diluito in tre giorni a Roma, appare comunque indispensabile per avere un quadro completo della situazione, visto che da settimane, anche attraverso i media, Regione Lombardia e Governo si rimpallano la responsabilità su una decisione che potrebbe avere reso più drammatico il conto delle vittime nel Bergamasco. 

Per il premier Giuseppe Conte, che si era definito l’avvocato degli Italiani, si preannunciano giorni complicati in quanto domani potrebbe essere il giorno dell’audizione e colloquiando con i giornalisti che lo attendevano fuori da Palazzo Chigi, si è detto tranquillo e per nulla preoccupato. “Il mio è un atteggiamento sereno, ma non frutto di sicumera: abbiamo preso delle decisioni difficili, ma sono sereno con la mia coscienza“.

Per il momento il suo ruolo è quello di testimone, ma non è detto che la sua posizione non possa trasformarsi in futuro. Se ciò avvenisse, verrebbe messa in discussione tutta la gestione dell’emergenza coronavirus e il reato contestato potrebbe essere quello di epidemia colposa.

Conte ha poi sottolineato di non aver avuto un manuale da poter seguire e che ogni decisione presa è stata scelta di volta in volta. Ha poi aggiunto: “Ben vengano le indagini, i cittadini hanno il diritto di sapere, noi rappresentanti istituzionali abbiamo il dovere di rispondere. Se c’è un’inchiesta da parte di una procura, è giusto che il presidente del Consiglio si renda disponibile in quanto persona informata sui fatti“.

Fonte foto: Ansa.it -Agi.it-Rainews