Nemmeno ai tempi dell’Inquisizione! Palamara contesta l’espulsione dal Csm

Sempre più nel caos la magistratura nonostante l’invito rivolto dal Presidente della Repubblica Mattarella che spronava la Magistratura a recuperare la credibilità per dare ai cittadini certezza del diritto, ieri è stata scossa dalla decisione del Comitato direttivo centrale dell’associazione nazionale magistrati, sindacato delle toghe, che con una sola astensione e accogliendo la proposta del collegio dei probiviri ha decretato l’espulsione del Dott.Palamara ex presidente dell’ANM e ex componente del CSM.

Le motivazioni che hanno spinto il parlamentino all’espulsione sono state le gravi e reiterate violazioni del codice etico in base a quanto emerso dagli atti dell’inchiesta di Perugia, dove Palamara è indagato per corruzione, che hanno portato alla cacciata del pm romano Luca Palamara.

Resterà nella storia il provvedimento in quanto è la prima volta che viene assunto, peraltro cosi drastico, nei confronti di un ex presidente dell’Anm.

Ma il dott.Palamara non ci sta è rilancia dichiarando: Mi è stato negato il diritto di parola e di difesa, nemmeno nell’inquisizioneconsegnando una memoria alle agenzie di stampa, che avrebbe voluto presentare al Comitato direttivo centrale, nella quale riporta Chiedo scusa ai tanti colleghi che sono fuori dal sistema delle correnti, che inevitabilmente saranno rimasti scioccati dall’ondata di piena che rischia ingiustamente di travolgere quella magistratura operosa e aliena dalle ribalte mediatiche. Per loro sono disposto a dimettermi ma solo se ci sarà una presa di coscienza collettiva e se insieme a me si dimetteranno tutti coloro che fanno parte di questo sistema. Non farò il capro espiatorio di un sistema e non mi sottrarrò alle responsabilità politiche del mio operato per aver accettato ‘regole del gioco‘ sempre più discutibili. Ma dev’essere chiaro che non ho mai agito da solo. Sarebbe troppo facile pensare questo

Ognuno aveva qualcosa da chiedere, ognuno riteneva di vantare più diritti degli altri, anche quelli che oggi si strappano le vesti, penso ad esempio ad alcuni componenti del collegio dei probiviri che oggi chiedono la mia espulsione, oppure a quelli che ancora oggi ricoprono ruoli di vertice all’interno del gruppo di Unità per la Costituzione, o addirittura di quelli che ancora oggi siedono nell’attuale comitato direttivo centrale“, si legge ancora nella memoria del magistrato.

Le “nomine dei dirigenti giudiziari” sono “il frutto di estenuanti accordi politici“, sottolinea ancora il pm di Roma (ora sospeso dalle funzioni e dallo stipendio), “talvolta essi conducono alla designazione di persone degnissime e meritevoli di ricoprire i posti per cui hanno fatto domanda“, ma “la politica ha anche il suo lato oscuro. Fuor di metafora – aggiunge – in alcuni casi le nomine hanno seguito solo logiche di potere, nelle quali il merito viene sacrificato sull’altare dell’appartenenza“.

Il presidente dell’ANM Poniz parlando al Comitato direttivo centrale del sindacato delle toghe a dichiarato : “Dentro la magistratura c’è una gigantesca questione morale che rende il momento difficilissimo ‘.

Nelle bozze che sono circolate della riforma del Csm sono state recepite molte delle nostre proposte, ma “dobbiamo stare attenti che questa non sia l’occasione per un attacco all’indipendenza della magistratura”. Lo ha detto il segretario dell’Anm Giuliano Caputo, parlando al Comitato direttivo centrale del sindacato delle toghe. Un concetto su cui ha insistito in conclusione anche il presidente Poniz: “Speriamo di non dover ricordare il principio di autonomia che il Csm è chiamato a tutelare e che ha legame con la democrazia”.