Crisi post virus in Sicilia: un’azienda su 4 con problemi di liquidità, Turismo ansimante…

Emergenza Coronavirus? Il post emergenza è drammatico in Sicilia. Con lo stop delle attività, in Sicilia ha provocato ferite profonde e oggi le imprese devono fare i conti con cali del fatturato e problemi di liquidità. La crisi insomma ha colpito in una fase di sostanziale stagnazione provocando pesanti e prevedibili ripercussioni. Eccola la fotografia dello stato di salute del sistema imprenditoriale nell’Isola, a cura della sede di Palermo della Banca d’Italia.

Secondo l’Istituto, nella prima parte dell’anno l’attività produttiva ha subito una contrazione significativa e le aziende si sono trovate a fronteggiare un drastico calo della domanda interna, che ha determinato una marcata riduzione dei ricavi attesi, soprattutto nel comparto dei servizi privati non finanziari.

In particolare nei primi sei mesi dell’anno, circa un terzo del campione di imprese con almeno 20 addetti su cui le filiali di Bankitalia hanno condotto un’indagine straordinaria sugli effetti del Coronavirus ha previsto una contrazione del fatturato superiore al 30 per cento, con un andamento peggiore per quelle dei settori sospesi durante la fase di lockdown. “Per le imprese siciliane la pandemia ha determinato soprattutto un calo della domanda interna, in misura analoga per quelle operanti nei settori attivi e in quelli sospesi – si legge nel report – più di un’azienda su quattro ha segnalato problemi di liquidità o alla struttura finanziaria, difficoltà nell’approvvigionamento di materie prime o di prodotti intermedi e nella logistica”.

E per far fronte alla crisi le imprese hanno messo in campo nuove politiche del personale, ricorrendo allo smart working, alla Cig o alla rotazione dei dipendenti, e a dilazioni nei pagamenti per clienti e fornitori.

Mercato del lavoro in ginocchio: appena il 41 per cento di occupati contro il 59 della media nazionale, una forte incidenza dei contratti a termine (18,4 per cento) e del lavoro nero (19,4 per cento). Per questo, nei primi due mesi della pandemia, le assunzioni sono calate del 37 per cento e in cinque mesi sono state chieste 45 milioni di ore di cassa integrazione. Con conseguenze sulla ricchezza delle famiglie: il 12 per cento in povertà assoluta, il 22,3 dei siciliani oggi fa parte di un nucleo familiare senza reddito da lavoro.

E poi un dato negativo, correlato ai tempi di telelavoro e scuola a distanza: la Sicilia non è una regione digitale, il 44 per cento delle famiglie non ha un pc e un tablet in casa.

Tra i settori che ansimano, c’è il turismo, molto esposto alla crisi legata all’emergenza sanitaria. Tra i freni al settore, la maggiore dipendenza dalla domanda estera, ma anche i limiti imposti alla circolazione tra regioni in vigore sino all’inizio di giugno. I costi per adeguare le strutture alle misure imposte per il distanziamento sociale rischiano poi di dare il colpo di grazie alle imprese, perché “amplificheranno le difficoltà delle imprese per la stagione estiva 2020, periodo in cui si concentra circa il 60 per cento delle presenze”.

Inoltre secondo il rapporto della Banca d’Italia, già nel 2019 il traffico di passeggeri negli aeroporti siciliani ha rallentato al 3,1 per cento (dal 5,0 dell’anno precedente) e se l’andamento è stato migliore nello scalo di Palermo, quelli di Comiso e Trapani hanno registrato una riduzione significativa del numero di collegamenti. Anche la crescita del traffico marittimo di passeggeri si è più che dimezzata nello scorso anno (4,1 per cento), risultando solo leggermente più elevata nel comparto crocieristico.

E le prospettive non sono affatto rosee: gli investimenti industriali, in flessione già nel 2019, sono stimati in ulteriore calo.