L’avv. Nicolosi sul Catania: “Il 23 luglio al 99% ci sarà una nuova proprietà”

Il 23 luglio il Catania avrà al 99% un nuovo proprietario. In quella data infatti si terrà l’udienza per conoscere le offerte d’acquisto del Catania Calcio, così come emerge dal bando d’asta pubblicato oggi 3 luglio. Nello stesso giorno dunque il Tribunale Fallimentare etneo, effettuate le dovute valutazioni, sceglierà il nuovo proprietario del club rossazzurro e di Torre del Grifo. Finora la Sigi di Pagliara e Pellegrino è l’unico soggetto candidato per la partecipazione al bando, ma nei prossimi giorni tutto può accadere.

Queste le dichiarazioni dell’avvocato Salvatore Nicolosi, legale di Finaria, rilasciate ai colleghi di Catanista.

Il bando? Sussistevano alcune perplessità sulla sua praticabilità giuridica, ma il Tribunale le ha in qualche modo superate nel tentativo di non bloccare una chance che si offriva alla città e alla tifoseria. Particolare merito va dato anche al sindaco che una domenica pomeriggio ha riunito le parti e ha cercato di trovare dei punti di incontro su una situazione che era obiettivamente difficile. Il bando è pubblico, quindi consente, partendo da un’offerta irrevocabile che ha fatto la Sigi, di ampliare la possibilità di intervento a chiunque abbia voglia di investire nel Calcio Catania che, attenzione, non è soltanto la squadra di calcio ma anche Torre del Grifo, che è una struttura immobiliare tra le più belle che ci siano in Italia e che ha potenzialità economiche enormi. Quindi, quella dell’acquisizione del Calcio Catania è al tempo stesso un’operazione di cuore, perché è un’operazione che va alla città, ma anche un’operazione immobiliare molto importante perché con una cifra tutto sommato modesta, comunque chi avrà voglia di investire potrà acquisire una struttura immobiliare che vale decine di milioni di euro.

Il comitato di Pagliara e Pellegrino? Io e il professore Sanfilippo siamo i legali di Finaria e nel mese du marzo 2020 abbiamo ricevuto dal comitato delle proposte finalizzate ad un aumento del capitale sociale del Calcio Catania con la cessione delle opzioni in favore dei vecchi soci. Noi abbiamo ritenuto che quest’operazione non fosse trasparente, non fosse giuridicamente praticabile e che invece la via da percorrere fosse quella della vendita competitiva, cioè di una vendita che si svolgesse sotto il controllo del Tribunale, che fosse aperta al mercato, nella misura e con le modalità più ampie e trasparenti possibili. Quindi: per ciò che ci riguarda Catania Calcio è in vendita dal marzo 2020 con queste modalità. Le trattative-consigli non sono state facili, perché ovviamente noi abbiamo l’interesse di chi vende, e quindi di massimizzare il risultato della vendita, mentre Sigi ovviamente aveva legittimamente l’interesse opposto, quello di minimizzare. Alla fine si è trovato un punto di incontro. Avremmo avuto più di un motivo per dire “in queste condizioni non è possibile vendere”. Però abbiamo ritenuto opportuno fare sia una valutazione economica che, come la chiamate voi, una valutazione di cuore. Vi è un interesse della città che non può essere confinato entro parametri e perimetri strettamente economici e di questo Finaria si è fatto carico.

Il valore del Catania? Considerate che nel bilancio di Finaria, che è un bilancio che noi presentiamo al Tribunale, il Calcio Catania è valutato zero. Sulle perplessità che potevano ragionevolmente sussistere sull’entità economica di Sigi e su alcune clausole il Tribunale credo abbia tenuto conto di un atteggiamento positivo e direi quasi conciliante ai fini del bando. Adesso che è stato reso pubblico, Finaria ha due obiettivi. Uno è quello di aprire al massimo la procedura competitiva: non possiamo elemosinare la partecipazione dei soggetti, ma dobbiamo almeno far capire che la somma Torre del Grifo/Catania Calcio è un ottimo affare per un imprenditore. Se avessimo scisso le due cose, quindi se avessimo voluto perseguire la prospettiva fallimentare, probabilmente il curatore fallimentare si sarebbe trovato con un patrimonio di gran lunga importante, considerando che la valutazione potenziale di Torre del Grifo è sui 30 milioni.

Se abbiamo mai pensato di dividere Torre del Grifo da Calcio Catania? La prima proposta del comitato, che era una proposta che io avevo molto apprezzato, era proprio questa: un prezzo per Calcio Catania e un’ipotesi di affitto per Torre del Grifo. Poi la costituzione di Sigi ha cambiato le carte in tavola e ci siamo trovati di fronte ad un’alternativa seria: o fare fallire Calcio Catania e ripartire dalla D, e sostanzialmente il percorso è quello del Palermo, e tenerci Torre del Grifo che al momento vale 30 milioni di euro, oppure farci carico di un’esigenza espressa dalla città e dalla tifoseria, di un dolore del quale non volevamo essere responsabili, che sarebbe stato causato da una ripartenza della squadra dalla D, vendendola a prezzi assolutamente fallimentari.

Gli stipendi? Proprio nella logica di salvaguardare quanto è possibile la matricola, Calcio Catania con risorse sue sta chiedendo e chiederà al Tribunale l’autorizzazione per pagare sia gli stipendi maturati prima del concordato, quelli di gennaio e febbraio, sia quelli successivi. Questo al fine di evitare che la Covisoc, perché non abbiamo solo il problema del Tribunale ma anche quello legato ai requisiti per l’iscrizione al prossimo campionato, possa vanificare il nostro lavoro e le nostre aspettative e non consentire comunque l’iscrizione.

Altri acquirenti? Io non ho contatti con altri soggetti interessati. Le voci di corridoio si susseguono: mi auguro che vengano imprenditori importanti a cercare il Calcio Catania e Torre del Grifo, ma in questo momento l’unica proposta d’acquisto che abbiamo sul tavolo è quella di Sigi. Se poi arriverà qualcun altro, come legale di Finaria me lo auguro. Come cittadino catanese mi auguro che possa venire qualcuno che abbia più risorse di quelle che ha mostrato di avere Sigi.

Ritengo che dal 23 luglio, non considerando i cinque giorni successivi per stipulare il contratto, il Catania al 99% avrà una nuova proprietà. Se la matricola è salva? Finaria ha fatto il possibile e l’impossibile. Finché il Catania è in concordato, colui che risulterà essere aggiudicatario dovrà affrontare due step: il primo è quello in cui deve pagare a Finaria il prezzo offerto. E naturalmente anche qui, allo stato non abbiamo alcuna certezza, perché l’economia è la scienza delle risorse scarse e sostanzialmente non abbiamo evidenza che anche l’offerente abbia la somma necessaria per pagarle. Il secondo step è ancora più impegnativo, perché a quel punto Finaria esce di scena e l’aggiudicatario, chiunque sia, deve andare dal Tribunale a spiegare quale sia il suo piano industriale. E se il piano industriale non dovesse essere un piano credibile… Finaria ha fatto il possibile, ma a quel punto…

Il piano industriale di Sigi? E’ stato chiesto, ma noi ovviamente ci auguriamo che sia migliorabile perché quello che abbiamo visto noi lascia qualche perplessità. Il punto è uno: Calcio Catania è un ottimo affare, ma occorre l’emissione di risorse fresche. Quindi occorre che l’acquirente abbia capacità di poter immettere qualche paio di milioni su Torre del Grifo, altrimenti non si va da nessuna parte. Il problema di vendere la quota è il primo step: ma è il più facile. Il problema più complicato viene il giorno dopo: se il piano industriale non convince, la società non torna a Finaria. Finaria esce di scena nel momento in cui incasserà il milione e tre previsto dal bando. Da quel momento in poi il problema è di chi verrà dopo”.