Tra storia e leggenda, Barbara Bellomo presenta il suo thriller “Il libro dei sette sigilli”

Appare molto riservata Barbara Bellomo quando sale sul palco del Cortile Platamone per presentare il suo quarto lavoro “Il libro dei sette sigilli”, edito da Salani. Ma è una parvenza che dura un istante. Non appena esordisce, l’autrice mostra tutta la sua creatività e la sua audacia. Il cortile del Palazzo della Cultura brulica di gente, seduta in platea rigorosamente a distanza: giovani, insegnanti, appassionati di letteratura, ammiratori. In prevalenza donne. E proprio le donne sono le sue protagoniste preferite e coloro a cui l’autrice si è affidata per l’organizzazione dell’evento, patrocinato dal Comune di Catania: le sorelle Maria Carmela e Angelica Sciacca, note per aver fondato la libreria Vicolo Stretto di via Santa Filomena e per aver rilevato la storica libreria antiquaria Prampolini di via Vittorio Emanuele. A dialogare con la scrittrice sul palco, invece, Paolo Di Caro, giornalista e direttore cultura della città di Catania, Rosa Maria Di Natale, giornalista, e l’avvocato Tommaso Tamburino.
“Il libro dei sette sigilli” per la Bellomo è il libro delle sfide e delle novità. L’autrice sperimenta un altro genere, il thriller al posto del mystery a cui aveva abituato i lettori con i suoi tre lavori precedenti, “La ladra di ricordi”, “Il terzo relitto” e “Il peso dell’oro”. Ma soprattutto cambia la protagonista. L’astuta e un po’ bizzarra archeologa Isabella De Clio lascia spazio a Margherita Mori, un personaggio che, potremmo dire, vive in punta di piedi. Schiva, perennemente chiusa in casa a scrivere romanzi ed impaurita. Ciò a causa dell’ipermnesia, una malattia che le fa ricordare ogni singolo momento della sua vita, anche quello più doloroso.
Un tuffo nel vuoto, dunque, ma con le peculiarità inconfondibili dei libri della Bellomo. Non mancano infatti gli intrecci tra presente e passato, possibili grazie ad un’approfondita e costante ricerca storica. In questo caso l’autrice narra del terribile episodio del suicidio di massa di Masada, quando in una notte tutti gli abitanti della città si uccisero. Epilogo che concluse la prima guerra giudaica.
Al termine della presentazione, Barbara Bellomo ha voluto ricordare Luigi Spagnol, editore milanese scomparso il 16 giugno scorso dopo una lunga malattia. A lui si deve la pubblicazione in Italia di bestseller come “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepúlveda ed “Harry Potter” di J. K. Rowling. L’autrice ha raccontato come lo ha conosciuto e quanto le ha trasmesso del mondo dell’editoria e della narrativa.

Ancora una volta ho voluto cominciare da Catania, la mia città. Ci tengo alle mie origini”, racconta la Bellomo ai nostri microfoni facendo riferimento alla presentazione del suo nuovo libro. “Il thriller? Avevo voglia di fare una nuova scommessa. All’inizio non pensavo fosse così difficile fare un cambio di genere, ma il risultato è stato molto soddisfacente. Sentivo che la mia scrittura ne aveva bisogno”.

– Al centro dei suoi lavori c’è sempre la figura della donna. Come mai questa scelta?

Mi piace raccontare le loro storie, sono piene di sfumature. Questa volta alla protagonista ho voluto affiancare altri due personaggi fondamentali per lo sviluppo della trama. Possiamo dire che il protagonista è un trio. Oltre a Margherita Mori, scrittrice di un libro che la metterà in pericolo, ci sono il tenente dei Ros Erika Cipriani e Daniele Landi, capitano del comando Tutela Patrimonio Culturale. Diciamo che la centralità del personaggio in questo libro è minore rispetto a Isabella De Clio, che prendeva la scena da sola”.

– La narrazione è ricca di flashback alla storia antica, materia di cui lei è stata ricercatrice all’Università di Catania. Possiamo definirlo un libro autobiografico?

C’è sicuramente la voglia di ricordare la memoria dell’umanità. Da studiosa mi piace riprendere le parti più belle della storia. Mi piace raccontare di uomini che hanno sognato, sperato, creduto come noi e poi sono caduti nell’oblio”.

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