Catania, che città è ormai questa? Anche il calcio in bilico…

L’ultima operazione di polizia che ha riguardato, tra gli altri, alcuni soggetti soci della Sigi (la società che vorrebbe acquistare il Calcio Catania ), arrestati per una serie di reati tributari offre lo spunto per una riflessione che va oltre la stretta questione calcistica.

Il problema, infatti, è di natura più generale, politico in senso lato e nasce da una domanda semplice.

Che città é ormai questa ?

Cosa rimane della mitologica, non si sa quanto reale, Milano del sud degli Anni ’50 tanto cara ad un noto collega giornalista locale sempre pronto agli amarcord ?

Cosa rimane oggi della città che in quegli anni esplose demograficamente e con le sue industrie (ricordate la colonia bresciana, Rovetta, Rillosi, e tanti altri) sembrava dovesse essere il traino per l’intera Sicilia ?

Ebbene la risposta è: nulla, zero, il vuoto più assoluto.

Ci fu un tempo in cui c’erano i famosi (o famigerati …) cavalieri del lavoro, i tanti palazzinari (Massimino, Ferrini, Scuto, Privitera ecc.) che costruivano senza alcun criterio architettonico (l’ordine professionale non ha mai avuto da ridire su certi obbrobri …) e in spregio al Piano regolatore Piccinato (ah quante varianti in corso d’opera ), il commercio era florido, le prospettive di crescita sembravano infinite.

Ma in realtà non c’era programmazione, si viveva sugli spunti egoistici, sopratutto non c’era cultura industriale e nessun mecenatismo: della città non fregava niente a nessuno.

Ma erano anni di vacche grasse e si andava avanti.

Oggi i nodi sono inevitabilmente venuti al pettine.

Non passa giorno che le cronache non siano riempite da operazioni di polizia a tutto tondo.

Una volta tocca a mafiosi, trafficanti di stupefacenti, estorsori espressione della peggior criminalità organizzata che si annida nei quartieri storici, figlia di quella genia che ha mutuato dai maestri palermitani il peggio del peggio e che oggi, si fa per dire, non è seconda a nessuno per giro di affari illeciti e numero di soggetti coinvolti.

Altra volta, anzi spesso, tocca a professionisti, manager, politicanti locali, imprenditori che dell’illecito e illegale arricchimento, spesso frodando il fisco e quindi tutti noi, hanno fatto un punto d’onore: noi siamo noi e gli altri non sono un c…. !(emuli catanesi del Marchese del Grillo…).

Ecco cos’è diventata questa città: una moderna Gomorra (non quella di Saviano, che è altra cosa) in cui della collettività, dello sviluppo generale, della pulizia morale (e fisica, perché la spazzatura ci ammorba quotidianamente e le strade non le spazzano) non interessa a nessuno.

I nostri giovani migliori, prodotto di una Università che malgrado tutto prepara e bene, se ne vanno a trovare gloria altrove, non esiste più una classe dirigente degna di questo nome.

Soprattutto non esiste una borghesia illuminata, ma solo una massa di parvenu che non sanno guardare oltre il proprio naso.

Non parliamo poi degli industriali, o pseudo tali, e delle organizzazioni sindacali: tutta una cumarca che bada ai fatti suoi e basta.

Insomma, spiace dirlo, ma è uno sfacelo totale e dunque, in questo contesto e per tornare al tema iniziale, stupirsi che tra i soci della Sigi vi fossero – secondo gli inquirenti – dei fior di truffatori è ingenuo, a dir poco. Speriamo che gli altri soci, se perbene, sappiano trarre giovamento da questa vicenda e si liberino della zavorra che ammorba la compagine che, con persone perbene come Fabio Pagliara e Maurizio Pellegrino, vuole provare a salvare quello che è un simbolo ed un testimonial di questa martoriata città: il Club Calcio Catania. A loro, e solo a loro, va il nostro sincero augurio.

Aspettando fiduciosi.

Umberto Teghini