Catania e Palermo incompatibili: meglio separarsi con i Liberi Territori…

Avvertenza per gli iper permalosi e per i seguaci del politicamente corretto : questo pezzo non vuole essere offensivo né razzista (in senso lato) e men che meno istigatore alla polemica fine a se stessa.

Si tratta semplicemente di un esercizio di retorica dialettica.

Partiamo dalla premessa.

La Regione Siciliana venne istituita nel 1946 e il capoluogo fu individuato, per ragioni storiche, nella città di Palermo.

L’ istituzione, con legge costituzionale antecedente all’ entrata in vigore della costituzione italiana, dell’ente autonomo fu il risultato di una serie di eventi storici e politici noti e che non è necessario qui riassumere perché ampiamente conosciuti.

Sono trascorsi 74 anni e il bilancio, come la maggioranza dei commentatori sostiene, dell’autonomia regionale non è positivo.

La Regione doveva servire per favorire lo sviluppo della Sicilia e azzerare o addirittura superare il gap con il resto d’ Italia.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: invece di progredire, si è andati sempre più indietro, drammaticamente più indietro.

L’ emigrazione dei giovani laureati è l’emblema di questa tragica parabola.

La scomparsa di due storici istituti di credito ( Banco di Sicilia e Cassa di Risparmio) in uno con il crollo di molti gruppi industriali che un tempo erano floridi dimostra che la classe politica a dir poco è stata incapace, a tacer d’altro.

Ma non è  questione di capacità politica o meno, o non solo.

Il punto è un altro.

La Regione Siciliana, intesa come ente amministrativo, è nata e si è sviluppata con un vizio di fondo: é stata ed é esasperatamente palermocentrica.

L’intera burocrazia regionale o comunque la stragrande maggioranza, e quindi buona parte del ceto impiegatizio del capoluogo, é palermitano.

La Regione é il più grande datore di lavoro della città.

A questo strato sociale nulla interessa del resto dell’isola.

Nulla.

Del resto cosa hanno in comune un ragusano o un siracusano con la Sicilia occidentale?

Troppe differenze tra greci e fenici.

Non parliamo poi delle differenze tra palermitani e catanesi che certo non si limitano ad arancina (ma come si può?) ed arancino.

Troppe ed enormi le diversità  antropologiche, culturali, persino linguistiche.

Diverse anche le vocazioni economiche tra le due metà dell’isola.

In altri termini, la domanda é questa : perché devono stare insieme individui totalmente dissimili ?

I sardi hanno un ceppo unico, gli abitanti della Sicilia no.

Non si vuole qui, sia ben chiaro, scatenare una guerra di religione, ma si vuole molto semplicemente dire che probabilmente è giunto il momento di separare le sorti tra la Sicilia orientale e quella occidentale.

Bisognerebbe abolire la Regione, e nessuno ci rimetterebbe, e favorire la creazione di liberi territori , che si aggregherebbero in virtù di comuni interessi, favorendo lo sviluppo armonico di enti omogenei.

Si tratta in fondo di ritornare ad un passato che fu proficuo, quando vi erano le tre grandi valli : Belice, Demone e Noto.

Da un lato, dunque, Palermo, Trapani e Agrigento.

Dall’altro Catania, Messina, Ragusa e Siracusa.

Con Enna e Caltanissetta padrone di consorziarsi come meglio credono.

Ne guadagnerebbero tutti.

Principalmente chi si libererebbe del pesante giogo palermitano, a cominciare dai vari Orlando, Micciché, Lagalla, Armao e compagnia cantante ( e asfissiante ).

Nel nome della libertà e dello sviluppo.

Si rifletta su questa ipotesi, e soprattutto non si reagisca gridando alla lesa palermocentricitá.

Edmond Dantès Conte di Montecristo