Il prestito dall’Europa? Bene, ma ci attendono anni di lacrime e sangue…

di Alfio Franco Vinci

Ci risiamo.
Una minoranza qualificata (5 ? ) dei componenti il Consiglio Europeo, potrà ingerirsi nella attuazione delle riforme che l’Unione europea ci imporrà a garanzia del prestito che ci verrà concesso.
Il ricovery fund è stato approvato  e quotato.
All’Italia andranno in totale 209 miliardi di euro (su un totale di 750), di cui 82 a fondo perduto e 127 in prestito.
Condizioni per ottenere queste somme:
Presentare un piano di riforme che incontri il gradimento e l’approvazione della Commissione Europea;
AttuarLe realmente, secondo il cronoprogramma che ci verrà assegnato, pena la revoca e la conseguente bancarotta.
Per come era iniziata la trattativa poteva andarci molto peggio, visto che si è voluto cercare esclusivamente soluzioni europeiste, ma quelli che ci aspettano saranno anni durissimi bagnati di lacrime e sangue.
Essendo stata abbandonata financo l’idea di un’Europa con un unico regime fiscale, previdenziale e del lavoro, mentre altri, uno per tutti l’Olanda, si godranno i frutti della propria fiscalità; o del proprio regime pensionistico, vedi Germania e Portogallo, noi dovremo:
Aumentare la pressione fiscale per far fronte al nuovo debito;
Impoverire ulteriormente il nostro welfare per contenere la spesa pubblica;
Ridurre ulteriormente gli aiuti alle imprese per rispettare integralmente i trattati europei, la cui revisione è stata archiviata insieme alla unificazione fiscale e previdenziale.
In pratica, così come avvenne nel 2011, ci diranno:
Cosa fare.
Come farlo.
In che tempi.
In che modo.
Il prestito è di fatto “fino a revoca” ed il contributo a fondo perduto pure.
Tale regola bancaria, se è ammessa ed ammissibile nei rapporti commerciali, fin quando non dà luogo a rapporti usurai, diventa pesante da digerire nei rapporti fra Stati.
Il Governo italiano ha subito che si iscrivesse ipoteca di primo grado: Sulla nostra sovranità nazionale;
Sul futuro dei nostri figli;
Sulla capacità di operare delle nostre imprese;
Sulla dignità di un intero popolo.
La situazione era senza via d’uscita, avendo deciso di ricercare esclusivamente quel tipo di soluzione, ma da qui a farsene vanto ne passa , e come se ne passa.
Non si è mai visto uno che, dopo aver subito l’onta dello Ius primae noctis, si dichiari soddisfatto di come gli è finita, o di un tacchino che partecipi ai festeggiamenti del giorno del ringraziamento; eppure stamani ascoltando le notizie in televisione  ho avuto questa sgradevole sensazione.
Povera Italia.


Alfio Franco Vinci