Trantino va giù duro: “La Severino vanifica la scelta popolare”…Iannitti chiede le dimissioni del sindaco metropolitano

Continuano le prese di posizioni, sulla sentenza di primo grado di condanna del sindaco di Catania Salvo Pogliese, del mondo della politica etnea e siciliana che si divide tra chi invoca il garantismo e l’attesa di una sentenza definitiva chi ne chiede le dimissioni immediate.

Con un lungo posto sulla propria pagina Facebook l’assessore di Catania Avv. Enrico Trantino esprime il Suo pensiero in merito “Da uomo delle Istituzioni, che vive di diritto, non posso che rispettare le sentenze. Non condivido, invece, la scelta scellerata del legislatore che con la legge Severino decise la sospensione di chi esercita cariche pubbliche e viene condannato – per alcuni reati – in primo grado. Il nostro sistema è imperniato su più gradi di processo, per correggere eventuali errori di giudizio. E sono frequentissimi i casi di riforma delle sentenze di primo grado in appello. Per questo la nostra Costituzione ha stabilito il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva. Ma contraddicendolo, con la Severino si è deciso di vanificare la scelta popolare, in nome di una sentenza che può anche essere ribaltata.Esprimo la mia solidarietà al mio Sindaco Salvo Pogliese; che, ricordo, si dimise dal Parlamento Europeo (dal quale non sarebbe stato sospeso) per amore di Catania. Mi auguro dimostri presto si sia trattato di un errore giudiziario. Ma sarà comunque troppo tardi.In questo gruppo aggiungo che chi si nutre d’odio e veleno per sfogare le proprie frustrazioni, avrà di che nutrirsi”.

Non è tenero con il Sindaco e col la coalizione che lo sostiene Matteo Iannitti che sempre dalla sua pagina Facebook chiede le dimissioni del Sindaco Metropolitano.

“Salvo Pogliese e il centrodestra hanno giocato con la sorte e hanno perso. Il Comune e la Città Metropolitana di Catania, e con loro un milione di persone, si troveranno a breve acefali, guidati da soggetti con scarsa legittimità democratica e pochissima autorevolezza politica. Pronti a subire mesi di precarietà istituzionale, appesi al filo di una sentenza d’appello che potrebbe definitivamente estromettere Pogliese dalla guida della città.Non ha senso gridare al complotto giudiziario, all’incostituzionalità della legge Severino, di fronte a una condizione che si conosceva ben prima della candidatura a Sindaco di Pogliese e nonostante la quale si è scelta la sua candidatura.Non ha senso gridare allo scandalo per una condanna frutto di un processo iniziato ben prima dell’elezione a Sindaco, evocato insistentemente in campagna elettorale e nonostante il quale Pogliese ha conquistato la maggioranza assoluta dei voti.Il Sindaco eletto a Catania, nel suo ruolo di capogruppo del centrodestra al parlamento regionale siciliano, ha utilizzato soldi pubblici per spese private e illegittime? I giudici hanno detto di sì e lo hanno condannato a una pena di quattro anni. Evidentemente la versione sbandierata da Pogliese del semplice rimborso di somme anticipate non ha convinto il Tribunale, lasciando intatta la rilevanza penale delle azioni compiute.Prendiamo atto e aggiungiamo alla classe politica e dirigente della città di Catania un altro tassello di illegalità: l’attuale Sindaco condannato per peculato, l’ex Sindaco con tutta la sua Giunta sotto processo per il disastro finanziario, il capo del partito di “opposizione” citato nelle inchieste antimafia della Procura. Servirà costruire tutta un’altra città.Catania vive un momento buio. Ma per uscirne non esistono scorciatoie”.