Ma che bravi, tutti contro tutti: si fa a gara a chi è più antimafioso dell’altro…

di Edmond Dantés, Conte di Montecristo

“A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro…che ti epura” (Pietro Nenni ).

L’aforisma dello storico leader socialista è oggi di grandissima attualità con riferimento al cosiddetto fronte dell’antimafia militante, per il quale si è delineato uno scenario tipicamente pirandelliano, ove in un classico gioco delle parti ognuno si proclama più antimafioso dell’altro.

Il penultimo colpo di scena è stato l’appello lanciato da Claudio Fava, presidente della commissione regionale antimafia, con il quale ha invitato tutti, a cominciare dai familiari delle vittime, a finirla con le commemorazioni pubbliche degli anniversari in ricordo dei martiri della lotta al crimine organizzato, a cominciare da suo padre Pippo, perché ormai  è ora di “togliersi il lutto” e di “affrontare la vita”.

Qualche giorno dopo, audito dalla Commissione Parlamentare antimafia presieduta da Nicola Morra, Fava é stato oggetto di critiche da parte di tutti gli schieramenti politici, nessuno escluso, a proposito della relazione sul Caso Antoci, licenziata qualche mese fa dalla commissione regionale da lui presieduta.

Ciò è avvenuto perché il Gip di Messina, archiviando l’indagine bis sul l’attentato ad Antoci, ha definito “elucubrazioni” prive di fondamento quelle contenute nella relazione.

Apriti cielo.

Fava ha definito  stravaganti le conclusioni del Gip ed ha accusato la Procura di Messina di non aver svolto alcuna ulteriore indagine sui fatti, come auspicato nella sua relazione.

Nulla di nuovo sotto il sole.

Ormai il cosiddetto fronte Antimafia è una galassia priva di unità, in cui ciascuno persegue il proprio fine seguendo le sue convinzioni.

Da un lato Libera di Don Ciotti ed il nucleo che gestisce i beni confiscati, al centro del “caso Montante”, ove sono venuti al pettine i finanziamenti richiesti e non ottenuti da taluni paladini che chiedevano assunzioni per sé o familiari ovvero per libri e film.

Da un altro, vi è il processo Saguto con il coinvolgimento di magistrati per la nomina degli amministratori dei beni in questione nella fase precedente alla confisca.

Poi ci sono alcuni familiari di vittime, e loro legali, che dalle colonne di Antimafia 2000 – in virtù di teoremi tutt’altro che dimostrati in primis sulla cosiddetta Trattativa – danno giudizi e pagelle a coloro che sono impegnati sul fronte investigativo e processuale pretendendo, in sostanza, di dettare l’agenda e indirizzare verso determinati soggetti le conclusioni delle indagini.

Si aggiungano ex magistrati, passati alla politica, o magistrati ancora in servizio pur dopo aver ricoperto incarichi politici importanti a livello regionale, grazie ad indagini svolte nei confronti di soggetti che poi hanno assunto ruoli apicali a Palazzo d’Orleans, che propinano tesi farlocche pur di continuare ad accreditarsi.

Ed infine ci sono politici, navigati, che utilizzano le istituzioni di cui sono rappresentanti per prepararsi il terreno e cercare di diventare prossimamente presidenti della Regione, e per far ciò non si peritano di licenziare relazioni, per esempio sulla gestione dei rifiuti in Sicilia e sull’informazione nella nostra terra, ove si stravolge la verità dando credito, acriticamente, a squallidi personaggi per di più squalificati e le cui false propalazioni sono funzionali al proprio disegno egemonico.

In questo contesto del tutti contro tutti si fa a gara a chi è più antimafioso dell’altro.

Ma la lotta alla mafia ed alla subcultura mafiosa é ben altra cosa e certamente questo scenario non contribuisce a far sì che il fenomeno mafioso, come auspicava Giovanni Falcone, si esaurisca naturalmente  prima possibile come ogni fenomeno umano.

Oggi ci vogliono meno parole e più fatti.

A partire da coloro che si proclamano ad ogni pié sospinto nemici della mafia. (credit photo: i nuovi vespri)

Edmond Dantés, Conte di Montecristo