Migranti, Covid, Campi da quarantena e fughe: i Siciliani ringraziano

di Alfio Franco Vinci

Sbarchi continui di migranti; nè naufraghi, né in fuga da guerre o altro: migranti economici punto e basta.
Centro di accoglienza fuori controllo;
Esseri umani dieci volte più numerosi del consentito ammassati come animali, con tutti i comportamenti conseguenti;
Fughe incontenibili, covid positivi compresi;
Navi da crociera a 5 stelle per ospitare questi poveri migranti, con barboncini al seguito; a Vizzini addirittura è stato allestito un campo da quarantena per ospitare i migranti positivi, anche contro il parere del Governo regionale.
Reddito di accoglienza, in attesa di un auspicato reddito di cittadinanza con diritto al voto e, per finire RT COVID al 1,55 in Sicilia.
Al secondo posto in Italia, subito dopo la Lombardia.
Non c’è che dire; solo poche parole  , ma veramente sentite: ”i Siciliani ringraziano”.
È si, perché, non singole zone, ma l’intera Isola sta per diventare un cluster, o meglio, quando a breve sarà inevitabile chiudere tutto, un lazzaretto.
I Siciliani ringraziano:
il Presidente del Consiglio per aver minacciato di “conquistarci” per porre fine alle rivendicazioni di Musumeci;
Il Governo per aver ignorato le nostre prerogative statutarie, che, come il prof Conte, anche se col curriculum agli estrogeni, dovrebbe sapere, visto che insegnava diritto, hanno rango costituzionale;
Il Ministro dell’Interno, per come sistematicamente snobba il nostro grido di esasperato dolore e, come nel gioco del tre oro vince, tre oro perde, sposta 300 militari dal servizio città sicure a vigilanza esterna dei centri di accoglienza, senza rimpiazzi o rinforzi.
I Siciliani ringraziano perché tutto ciò, quando vorrà Dio che potremo votare, ci aiuterà a ricordare chi ha tentato, e sta tentando, con ogni mezzo di metterci in definitivamente in ginocchio.
L’ avevo previsto e scritto nel mese di Maggio: “Presto il Governo dovrà scegliere se farci morire di Covid o di fame”;
Ha scelto il Covid; ma con il contributo dei migranti è un po’ troppo.