Catania osservata speciale sui focolai Covid

Inizia a destare più di qualche preoccupazione il numero sempre in crescita delle ultime settimane di nuovi positivi da Covid19 anche nella provincia di Catania.

Anche se gli addetti ai lavori, autorità e i medici sul campo in particolare quelli delle Usca, non lo sbandierano ma già si parla di “caso Catania” dato il numero sempre in aumento di focolai nella provincia etnea.

Al momento i positivi in provincia di Catania sono novantuno, venti dei quali sono ricoverati nell’unico ospedale abilitato ad accogliere malati di coronavirus, il San Marco di Librino, e tra questi venti ben sei nel reparto di terapia intensiva dedicato al Covid due dei quali intubati, mentre quattro necessitano solo della ventilazione assistita.

I due intubati sono due signori di 80 anni, uno sembra riconducibile al cluster cominciato nella comunità della chiesa Evangelica di Pedara.

Dati che sembrano farà stare “tranquillo” il commissario regionale per l’emergenza Covid19 della provincia di Catania dott. Pino Liberti.

Ciò che desta maggiormente preoccupazione e l’impennata dei nuovi casi avvenuti in poco meno di quindici di giorni. Difatti in questo lasso di tempo la provincia etnea è passata da soli 4-5 casi ricoverati a 20 con ben novantuno persone risultate positivi, con la presenza anche di diversi minorenni anche se quasi tutti, però, asintomaticvi o con sintomi lievi.

Ad aggravare maggiormente la situazione e che ci sarebbero invece alcune centinaia di cittadini in isolamento domiciliare in attesa di fare il tampone.

Le Usca dell’Asp stanno monitorando soprattutto i nuclei familiari in cui uno dei soggetti è risultato positivo, cercando di risalire alla catena dei possibili contatti recenti.

C’è un lavoro capillare e minuzioso che fa trasparire una apparente tranquillità ma anche tanta preoccupazione che l’evolversi dell’epidemia possa portare a conseguenze inimmaginabili qualora, con l’approssimarsi dell’autunno la situazione dovesse improvvisamente peggiorare.

Dalle notizie che trapelano si sa che il numero dei casi gravi – sono solo due – ciò lascerebbe ipotizzare un virus, che nonostante circoli ancora, non abbia forse una forte carica virale con i pazienti positivi che devono essere ricoverati nelle terapie intensive sono una minima percentuale.

Ma se ad Ottobre e Novembre la situazione dovesse mutare e il sospirato vaccino non essere pronto cosa ci aspetta ?

Nei giorni scorsi tra l’Asp e la direzione dell’azienda policlinico dalla quale dipende il San Marco, è iniziato un fitto scambio di informazioni e proposte da attuare. La prima sembra quella di riattivare l’hotel Covid a tal proposito si attende solo una richiesta formale del San Marco, ospedale che ormai ufficiosamente è diventato l’ospedale Covid dell’intera provincia.

Non appena formalizzata la richiesta gli uffici dell’Asp provvederanno ad emettere il decreto che stabilirà lo stanziamento dei fondi necessari per l’hotel Covid.

Dopo quasi sei mesi dalla comparsa del virus si può tranquillamente affermare che le cure sono state affinate e l’approccio contro la malattia permette di attutire i sintomi e di ridurre drasticamente i casi gravi che però non si possono escludere i decessi, vedi la triste vicenda del più volte candidato premio nobel, prof. Bruno Ficili deceduto nei giorni scorsi.

Ciononostante sia dal mondo scientifico che dal mondo politico continuano gli inviti alla popolazione di rispettare le regole previste dal distanziamento sociale quali quella di indossare la mascherina quando si sta in luoghi chiusi, a rispettare la distanza di almeno un metro tra le persone e a lavarsi frequentemente le mani.

Tutte azioni che se osservate con attenzione permetterebbero di ridurre drasticamente il rischio di infettarsi.

Invece ormai in gran parte della gente si attuano comportamenti strafottenti che metteno a rischio tutta la popolazione, non rispettando le distanze e arrivando persino ad arrabbiarsi quando in un pronto soccorso di un ospedale un medico chiede a un paziente d’indossare la mascherina o peggio quando una mamma in spiaggia reclama la distanza dal figlio immunodepresso.

Fonte foto il meteo.it