Conte e la valvola di sicurezza della pentola a pressione…

di Alfio Franco Vinci

Fra i tanti master reali o similtali che ostenta il nostro presidente del Consiglio, sicuramente non ve n’è neanche uno in arte culinaria.
Perché dico questo? Perché altrimenti saprebbe che bloccare i licenziamenti per motivi economici in un Paese che vive, o viveva, di economia di mercato equivale a chiudere la valvola di sicurezza in una pentola a pressione, che, a questo punto può solo esplodere.
La dinamica del provvedimento di proroga la dice lunga sulla gravissima tensione socio economica che attraversa il Paese; infatti da una parte i Sindacati, consapevoli che quando si toglierà il coperchio ci sarà il botto; dall’altra la “nuova Confindustria “di Bonomi che, convinta del pericolo verso cui stanno andando imprese e lavoratori, chiedeva di tornare quanto prima alla normalità per poter fare la conta di morti e feriti, e avviare una ripartenza su basi reali, esattamente speculare all’andamento dei mercati.
Così non è stato, e così continuerà a non essere per molto tempo ancora.
Non è un caso che il “concerto“ lo abbiano posto in essere Conte e Gualtieri, con l’assordante silenzio del ministro del lavoro; come dire: ”decidiamo inaudita altera parte”.
Stamattina mi sono confrontato con alcuni imprenditori ed il commento è stato unanime; un provvedimento dannoso, un accanimento terapeutico di chi non sa, o non vuol capire, che solo mettendo le aziende nelle condizioni di produrre giro d’affari e conseguire utili si può uscire da questo tunnel senza fine.
Ma d’altra parte, da chi finanzia l’acquisto di monopattini elettrici, predica il verbo dell’accoglienza e dell’inclusione, noleggia navi da crociera per ospitare i migranti economici con barboncini al seguito, violenta il territorio imponendo la nascita di strutture ad altissima pericolosità sociale e sanitaria, e non riesce nemmeno a tenere “gli ospiti“ nei centri di accoglienza, cosa potevamo aspettarci?
Vorrei che il tempo volasse e arrivasse presto il tempo per fare liberamente le nostre scelte sul Governo del Paese, ma poi ricordo che fino al marzo 2022, nulla cambierà, se non in peggio.