Furbetti del bonus: prime indiscrezioni e ci sarebbero anche 2000 amministratori locali

Il Coronavirus continua imperterrito a mietere nuovi positivi e dopo aver destabilizzato l’economia mondiale vuole dare, anche se indirettamente, una grossa mano al referendum per la riduzione dei parlamentari che si svolgerà il 20 Settembre.

In questi giorni tutta l’italia sta bramando per conoscere chi sono questi cinque deputati che hanno fatto richiesta del bonus da 600 euro per le partite Iva danneggiate dal lockdown.

Mentre tutti sono alla ricerca dei parlamentari che hanno beneficiato, fonti parlamentari fanno sapere che le persone coinvolte: sono effettivamente cinque i richiedenti, ma solo tre hanno ottenuto il contributo dell’inps. Ma pare ci siano anche duemila amministratori locali, una situazione imbarazzante. E’ quanto emerge dai dati pubblicati da alcuni quotidiani nazionali, e dalle auto denunce che si stanno materializzando in vari comuni Italiani, come, Trento, Ancona, Vigor Lamezia ecc. Quindi oltre ai 5 parlamentari, al momento, pare che tra assessori, consiglieri, sindaci ed addirittura governatori hanno presentato richiesta di “aiuto COVID-19”.

Dalle chat dei gruppi parlamentari e escludendo coloro che non hanno partita IVA, il campo dei percettori si è ristretto a due leghisti e un esponente del M5s.

In un primo momento si era parlato anche di un deputato Renziano di Italia viva, ma tale circostanza è stata smentita categoricamente dal presidente di Italia Viva Ettore Rosato che se l’è presa direttamente con l’Inps: “Questo modo di fare servizio pubblico è barbaro e nessuno dei nostri parlamentari ha ricevuto alcun bonus”. “, ha dichiarato.

Sui social sono tantissime le prese di posizioni dal presidente della Camere Roberto Fico che ha ribadito al Tg1 che si tratta di “una questione di etica nella politica” ai dirigenti dei partiti che premono per far uscire i nomi. È fondamentale che i parlamentari capiscano che rappresentano tutti gli italiani e che il loro comportamento debba rispettare le istituzioni. Secondo me questa situazione si risolverà in questo modo: i parlamentari dovranno uscire pubblicamente chiedendo scusa e restituendo i soldi”. Diversa la questione per i consiglieri comunali: “Un consigliere comunale – dice la terza carica dello Stato – ha un lavoro e uno status completamente diverso da quello dei parlamentari: è giusto che continuino ad avere un lavoro e, se sono in difficoltà, ad accedere ai bonus. Bisogna fare le dovute differenze”.

I nomi che circolano sono quelli dei leghisti Andrea Dara e Elena Murelli. Il leghista Mario Lolini smentisce di essere uno di quelli che ha percepito i 600 euro. E ieri sera filtrava che il Carroccio avrebbe chiesto chiarimenti a due deputati. Ma nulla trapela sui nomi, né tantomeno sull’esito. Si sfila anche l’ attore, ex grillino, Nicola Acunzo.

Resta da capire però come è possibile procedere per chiedere all’Inps di dare le loro generalità? Il problema, è che non esiste a priori una gerarchia costituzionale fra diritti, come quelli alla privacy e alla trasparenza, anche se è proprio la Costituzione a fornire un’indicazione: l’art. 98 dice che tutti i pubblici impiegati sono al servizio della Nazione, l’art.54, che devono esercitare il loro mandato con disciplina e onore.

L’unica via di uscita quindi è fare l’accesso civico. E se lo negano, ricorso al Tar. Come per i verbali del Cts. Ma i tempi sono lunghi. Sarebbe meglio che qualcuno si facesse coraggio e li accorci.

Come? Basta che il Parlamento scriva una riga di emendamento al decreto Semplificazione, ora in fase di conversione, per far pubblicare subito tutti i beneficiari di tutti gli aiuti Covid. Questa sarebbe democrazia trasparente. Secondo fonti vicine all’istituto di previdenza, le norme sulla privacy non consentono la diffusione degli elenchi dei beneficiari delle prestazioni dell’Inps