Etna, è lo scivolamento del fianco orientale a determinare le eruzioni…

L’attività c’è. E si vede, anche dalla costa calabra, oltre che da buona parte dell’isola. L’Etna dunque continua a sprigionare tanta energia, con attività effusiva che si alterna a quella eruttiva. Uno spettacolo unico per i turisti (in massima parte italiani…). E intanto un recentissimo studio fa sapere che il movimento del fianco dell’Etna è una sentinella delle possibili eruzioni: a questo sono arrivati un gruppo di ricercatori dell’INGV. Da tale studio emerge una nuova teoria in merito all’attività eruttiva dell’Etna.

Lo scivolamento del fianco orientale dell’Etna agisce come una valvola che favorisce o inibisce le eruzioni nel settore immediatamente a monte; la variazione della velocità di scivolamento stesso può essere considerata come una sentinella per eventuali eruzioni parossistiche e/o processi di intrusione di magma.

E’ quanto emerge da uno studio di un team di ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Giuseppe Pezzo; Mimmo Palano; Cristiano Tolomei; Pasquale De Gori; Stefano Calcaterra; Piera Gambino; Claudio Chiarabba) è pubblicato sulla rivista statunitense Geology da titolo “Flank sliding: A valve and a sentinel for paroxysmal eruptions and magma ascent at Mount Etna, Italy”.
“Una complessa analisi multidisciplinare – spiega Giuseppe Pezzo, tra gli autori della ricerca – ha evidenziato come il continuo movimento del fianco orientale dell’Etna ha favorito nel tempo l’intrusione di magmi nell’area immediatamente a monte il collasso stesso, nelle zone di frattura note come Rift di Nord-Est e di Sud dell’area sommitale del vulcano.

La geometria e l’ubicazione di questi volumi di magma appare coerente con antiche strutture tettoniche, messe in evidenza dai dati di tomografia sismica, che dislocano la crosta sotto l’edificio vulcanico favorendo la risalita di magmi verso la superficie”.

“Le risalite magmatiche – prosegue dal canto suo Mimmo Palano, coautore della ricerca – a causa delle pressioni interne dei magmi, provocano un allargamento di diversi metri di tutto l’edificio vulcanico e imprimono un’accelerazione al movimento del fianco orientale”.

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