Librino: fra i 5 uomini coinvolti nella sparatoria mortale c’è Carmelo Di Stefano

Le serrate indagini condotte dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale, su disposizione della Procura distrettuale etnea, hanno dato i suoi frutti.

I Carabinieri hanno eseguito il fermo di cinque indagati accusati di duplice tentato omicidio, e tentato omicidio plurimo per agevolare il clan dei Cursoti milanesi. Tra gli uomini di spessore criminale a finire in manette c’è proprio uno dei capi dei Cursoti Milanesi, Carmelo Di Stefano, 50enne, fratello di Francesco (Ciccio ‘ca sassa). I due sono figli di Gaetano Di Stefano, Tano Sventra, personaggio storico dei ‘separatisti’ di Jimmy Miano. Gli altri posto in stato di fermo sono Roberto Campisi, Saro Tricomi e i fratelli Antonio e Martino Sanfilippo. Due dei cinque fermati, pressati dai carabinieri, si sono costituiti nella sede del comando provinciale dell’Arma a piazza Verga.

Le cause scatenanti della sparatoria avvenuta l’8 agosto scorso nel popoloso rione Librino di Catania in cui sono morti, Luciano D’Alessandro, di 48 anni, e Vincenzo Scalia, di 29, e ferite altre quattro persone di 26, 31, 40 e 56 anni sembrano essere i rancori personali legati a precedenti contrasti tra organizzazioni criminali contrapposti.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall’aggiunto Fonzo e dal pm Alessandro Sorrentino, ha proceduto a ritmi serratissimi e grazie “all’intensa e rapida attività di indagine” che ha consentito di ricondurre la causa del cruento evento a futili motivi legati a rancori personali conseguenti a precedenti contrasti insorti tra organizzazioni criminali contrapposte”, cita la comunicazione.

I carabinieri e la procura sono riusciti in brevissimo tempo ad assicurare alla giustizia gli autori ciò deve essere un segnale fortissimo per far capire che lo Stato risponde e per dare – per quanto piccolo – un punto alle ferite al cuore di chi ha perso in quella sparatoria i propri cari.

Alla base dell’evento criminale ci sarebbe stata una fortissima contrapposizione tra gruppi della criminalità organizzata, ma non per affari di mafia o droga, ma per “futili motivi legati a rancori personali”. Alcuni dei feriti, come già emerso nei giorni scorsi, sono legati al clan Cappello-Bonaccorsi. E quindi è ‘un regolamento’ che ha lasciato una lunga scia di sangue e piombo nel proprio tra i gruppi dei Milanesi e i Cappello. Non tralasciare che in prossimità del luogo dell’uccisione c’è una delle roccaforti criminali dei Cursoti Milanesi con i fratelli Sanfilippo che risiedono in viale Grimaldi. Si potrebbe ipotizzare che il gruppo di scooter e di moto del clan rivale , avrebbe in qualche modo invaso’ il territorio senza autorizzazione’. La vicenda nascerebbe da un negozio di via Armando Diaz, a seguito di un pestaggio. Saranno il proseguo delle indagini e i processi a restituire la verità di quanto accaduto,