Caso Joele: i resti portati sul luogo del rinvenimento?

Dopo il ritrovamento di alcuni resti del piccolo Joele nel bosco dei Nebrodi di due giorni fa e in attesa della conferma dall’esame del DNA il giallo di Caronia si infittisce sempre più.

I protagonisti restano Viviana e Joele, madre e figlio di una famiglia apparentemente spensierata e Daniele marito e padre che sta vivendo un dramma dalle fosche tinte.

Ma nelle ultime ore emergono tuttavia altri novità e qualche indizi. In primis si stanno valutando le condizioni psichiche della madre Viviana Parisi che sembra – come scrive Repubblica – aver tentato il suicidio a fine giugno scorso e ora serpeggia l’idea che il 3 agosto la donna voleva riprovarci, questa volta portandosi dietro il piccolo Joele.

Al marito aveva detto che si sarebbe diretta a Milazzo per acquistare le scarpe al bambino. Voleva invece raggiungere il viadotto dell’autostrada che stava appunto percorrendo, il più lontano possibile, per buttarsi giù insieme al figlio di quattro anni?

Il telefono lasciato a casa è stata una mossa studiata per evitare di essere localizzata?

L’incidente autostradale in galleria poi le ha fatto cambiare i piani?

Ma sono proprio i familiari della dj a a fare quadrato negando la teoria del suicidio e via social da una sua personale versione dei fatti . “Viviana non si è uccisa e non ha ucciso il piccolo Joele“.

Ne è convinto Claudio Mondello, legale e cugino di Daniele Mondello, che affida a Facebook la sua ricostruzione dei fatti accaduti a Caronia. “Il bambino sfugge alla vigilanza della madre – dopo incidente stradale – e si allontana, forse anche solo di pochi passi, probabilmente qualcosa, in quello scenario di campagna, attira la sua attenzione oppure lo spaventa. La madre, terrorizzata, cerca disperatamente di trovarlo, ma i suoi tentativi falliscono. Al fine di meglio orientarsi, quindi, decide di salire sul pilone della corrente -aggiunge il post- e guadagnare una posizione di privilegio rispetto al luogo circostante. E’ vero che il traliccio è posto più in basso rispetto alla collina adiacente, ma è l’unica tipologia di struttura che consenta di guardarsi intorno a 360 gradi. e’ compatibile, pertanto, con l’idea di chi voglia perlustrare la zona limitrofa; probabilmente (cosi’ ipotizzo) per guadagnare il contatto visivo col bambino“. “Da quella posizione – ipotizza ancora Claudio Mondello – Viviana, finalmente, rintraccia Joele: si affretta a scendere, ma, probabilmente per evitare di perdere tempo, ritiene preferibile saltare. Questa scelta le è fatale e da questo punto in poi faccio mia la ricostruzione di chi ha restituito Joele alla propria famiglia: Giuseppe Di Bello, ex brigadiere dei carabinieri. E’ probabile – sottolinea – che il bambino abbia vagato tra i boschi fino al momento in cui è incorso in un incontro funesto (forse un suino nero dei Nebrodi; in zona ve ne sono molteplici sia da allevamento che allo stato brad oppure i cinghiali). Quanto sopra deve essere vagliato, in modo accurato, e supportato da evidenze tali da rendere impossibile ogni alternativa possibile. Un lavoro – conclude Claudio Mondello – che impone pazienza, rispetto e silenzio“.

Anche il marito di Viviana Parisi e padre di Jole, Daniele Mondello, non ci sta e non molla e anzi punta il dito contro l’inefficienza delle ricerche postando un video su Facebook in cui si vede un cameraman che riprende un militare come per una copertura per un servizio televisivo. “Questo video me l’hanno mandato. Non so cosa pensare. Lo stavano cercando cosi’ a mio figlio?” –

Nel frattempo le indagini continuano nel silenzio mediatico gli inquirenti coordinati dal procuratore capo di Patti, Angelo Cavallo stanno vagliando tutte le ipotesi da quella antecendente il ritrovamento che ipotizza che Viviana soffriva di paranoia e accusava crisi mistiche, come hanno documentato i medici dell’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto il 17 marzo scorso in un primo documento sul suo stato di salute. Un secondo certificato, anche questo attestante problemi mentali, era stato compilato dallo stesso ospedale a fine giugno, in coincidenza con il tentativo di suicidio. La donna teneva quei documenti nel cruscotto della sua Opel Corsa, e ora la Procura sta cercando di capire il perché. Confusa, in preda al panico, temendo di essere seguita, la mattina del 3 agosto la deejay, dopo l’incidente, è scappata, portandosi dietro Joele, come hanno confermato un imprenditore milanese e la moglie, testimoni del sinistro. A quel punto, secondo la ricostruzione degli inquirenti, la donna ha ucciso Joele, forse per strangolamento, lo chiarirà l’autopsia, poi lo ha adagiato in un fosso, ricoprendolo di sterpaglie e pietre. Dopo aver ucciso il figlio, Viviana ha cercato un burrone per buttarsi. Ha percorso diverse centinaia di metri e alla fine si è accorta del traliccio dell’Enel. L’ha raggiunto,ci è salita e si è buttata. La sua morte è stata istantanea. Non è vero, come era stato riferito in un primo momento, che il corpo è stato ritrovato ai piedi della struttura. Viviana è stata trovata distante un paio di metri.

Gli altri scenari, come quello di un coinvolgimento dell’ambito familiare o di una possibile aggressione a sfondo sessuale che Viviana avrebbe respinto sono stati ormai scartati perché privi di qualsiasi riscontro. Queste le parole del procuratore Cavallo “Abbiamo delle ipotesi su quanto sia successo – continua Cavallo – se ne sono rafforzate alcune mentre ne abbiamo scartate delle altre. Perdono quota – prosegue – piste riconducibili ad ambiti familiari. In questo momento ci dobbiamo stringere attorno a questa famiglia, a questo bambino. Ringrazio tutte le persone, che a qualunque titolo hanno contribuito alle ricerche. Ora dobbiamo lavorare come abbiamo fatto finora ed andare a fondo a questa triste storia. Con ogni probabilità il corpo del bambino è stato trascinato qui solo di recente, altrimenti non si spiegherebbe perché il suo corpo sia stato trovato smembrato: in una zona la testa e gli indumenti, in un’altra il tronco senza arti”.

Dichiarazione che possono apparire enigmatiche ma che in realtà, con il dovuto riserbo, sembrano far comprendere che le indagini hanno preso una strada precisa dopo il ritrovamento dei resti del piccolo Joele. Per comprendere cosa sia successo bisognerà aspettare ma gli investigatori forse non brancolano veramente nel buio come è sembrato fino ad ora.

Ritengono che lì Joele non ci fosse fino all’altro ieri e che quei resti ci siano stati portati per farli ritrovare proprio in occasione della battuta dei volontari voluta dalla famiglia??

fonte immagini Ansa, tuttoggi.it,rai.it, internapoli.it