Catania, il miracolo Sigi va tutelato: spazio a chi ha competenza

Abbiamo più volte scritto che l’U. S. Lecce è il principale esempio italiano di azionariato diffuso, modello imprenditoriale che ha ispirato la SIGI nel momento in cui ha deciso di acquisire il Calcio Catania.

Nel Lecce vi è un azionista di maggioranza, circa il 35% del capitale sociale, che si chiama René De Picciotto.

Il resto è diviso fra un 30 % che fa capo al presidente Saverio Sticchi Damiani, un altro 30% al vice presidente Liguori e poi il resto ad altri azionisti.

De Picciotto è un ex banchiere svizzero che si è trapiantato in Puglia.

Egli stesso ha dichiarato che il suo ruolo è limitato a mettere capitali e, quando necessario, a dare consigli.

I ruoli operativi sono appannaggio di altri.

Il Lecce ha conseguito sul campo due promozioni consecutive. La retrocessione di questa stagione è un incidente di percorso che non intacca i programmi sportivi.

Probabilmente il prossimo anno la squadra pugliese lotterà per una nuova promozione e  certamente non cercherà scorciatoie attraverso binari facili…

Questo modello societario, in assenza di sceicchi o emiri, è oggi la migliore soluzione possibile per piazze dove non ci sono più mecenati o grandi gruppi in grado da soli di gestire una società di calcio nel mondo sportivo odierno.

La SIGI, grazie al formidabile impegno di Fabio Pagliara e Maurizio Pellegrino, ha rilevato il Calcio Catania con la partecipazione di diversi soci di capitale.

Fino ad oggi questi soci, molti senza precedenti esperienze nel mondo del calcio e privi dunque dì qualsivoglia background sportivo, hanno svolto un ruolo importante pur senza compiti operativi.

E tutte le tappe previste sono state raggiunte, partendo dal salvataggio della matricola, passando per l’iscrizione al campionato, fino all’ingaggio del nuovo allenatore e all’inizio della preparazione precampionato.

Tutto ciò grazie soprattutto a Pagliara e Pellegrino, uomini di sport.

Questo binomio deve continuare ad operare per il bene del club rossazzurro.

Gli azionisti sono rimasti nell’ombra e non hanno adottato comportamenti che potessero creare confusioni nei ruoli.

Sarebbe bene, pertanto, che nessuno degli azionisti, soprattutto chi detiene quote più consistenti, ambisca a ruoli operativi cambiando atteggiamento, soprattutto con gratuite esposizioni mediatiche. 

Stiano al loro posto (anche se mettono o hanno messo il denaro) e facciano lavorare chi ne mastica di più e soprattutto sa operare sicuramente meglio.

Non rovinino puerili ambizioni personali un progetto importante ed ambizioso per la città.

Se lo fa un ex banchiere svizzero, possono farlo benissimo i benemeriti azionisti catanesi della SIGI.

Umberto Teghini