Il catanese Antonio Chiaramonte miglior produttore al Festival di Venezia

Il produttore cinematografico Antonio Chiaramonte, monzese di adozione ma di origine catanese, conquista il premio Starlight Cinema International Award come miglior produttore nel sociale alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Nato a Catania nel 1968, Chiaramonte si è trasferito a Monza per diventare componente della direzione artistica del Care Film Festival. Si tratta di un Festival dedicato alla professione dell’infermiere che sarà in programmazione a ottobre al Binario 7. Intanto però, nel corso della giornata del 6 settembre, Chiaramonte ha ottenuto il premio come miglior produttore per film di impegno sociale “Io ho denunciato”.

La pellicola ripercorre la vita di un testimone di giustizia che, per aver scelto di denunciare, deve abbandonare la sua terra e vivere sotto scorta. Il film, ispirato alla storia vera di un imprenditore siciliano, mostra le limitazioni che la scelta di denuncia impone. Viene fatta un’analisi personale e psicologica del testimone di giustizia, senza incentrarsi sul suo ruolo di “pentito”, approfondendo quelle che sono le implicazioni del passato sul tentativo dei testimoni di ricominciare una nuova vita.

“Sono onorato di aver ricevuto questo prestigioso riconoscimento – ha dichiarato Antonio Chiaramonte – perchè “Io ho denunciato” fa parte di un progetto educativo realizzato in collaborazione con l’avvocato Enzo Guarnera e il Ministero della Pubblica Istruzione. Il nostro obiettivo è duplice: non solo emozionare il pubblico ma anche, e soprattutto, educarlo, promuovere il progetto di legalità estesa, un rispetto delle leggi che va al di là della scuola, della famiglia e delle realtà sociali frequentate dai ragazzi. Il mio messaggio è che nella vita di tutti i giorni bisogna agire nel rispetto della legge, facendo della legalità il nostro mantra.”

Un nuovo modo di fare cinema, quello di Chiaramonte e dei suoi collaboratori, che intende educare alla legalità mostrando al pubblico la storia di chi ha rinunciato a una parte delle proprie libertà con la consapevolezza di compiere il proprio dovere.

«Questo premio – ha continuato Chiaramonte – lo dedico alle autorità giudiziarie, alle forze dell’ordine, ma soprattutto ai giovani che spero possano vederlo e scoprire un mondo che forse ignorano. Con il MIUR, prima dell’emergenza sanitaria, avevamo intrapreso un percorso formativo ed educativo nelle scuole portando il film agli occhi di oltre 8000 ragazze e ragazzi. Poi le cose si sono fermate. Adesso non vediamo l’ora di rimetterci in pista. Educare alla legalità deve essere una priorità. Il cambiamento passa da lì».