Ncc escluse dal BonuSicilia perché hanno lavorato durante il lockdown… anche se hanno fatturato zero

Il BonuSicilia, un contributo di 125 milioni di euro a fondo perduto, destinato alle microimprese siciliane in difficoltà dopo l’emergenza Covid, è pronto per essere erogato. Il 21 settembre la data tanto attesa. Ma, udite udite, potranno beneficiarne solo le piccole aziende artigiane, commerciali, industriali e di servizi la cui attività economica è stata sospesa con i DPCM dell’11 e del 22 marzo 2020 e con le ordinanze del governatore siciliano Nello Musumeci. Che vuol dire? Che chi ha lavorato nei mesi di marzo ed aprile, non riceverà nulla. Anche se il suo fatturato è stato pari zero.

Ecco il paradosso che stanno vivendo le aziende ncc (noleggio con conducente) siciliane. Per legge queste sono catalogate tra i servizi essenziali, che vanno dunque erogati anche in situazioni d’emergenza come può essere una pandemia. Ma quest’anno quanto hanno guadagnato gli imprenditori che lavorano prevalentemente col turismo straniero? Zero. Solo che la politica non riesce a capirlo. Da qui l’esclusione delle ncc dal BonuSicilia.

In realtà il problema sta a monte. La stessa classificazione delle ncc tra i servizi essenziali non ha senso. Queste aziende, infatti, non operano tutto l’anno, ma soltanto da marzo ad ottobre, offrendo servizi di noleggio legati alla stagione turistica. Sarebbe meglio catalogarle come servizi essenziali turistici. Ciò permetterebbe loro di accedere alle agevolazioni statali. Ma finora Regione Siciliana e Governo non hanno dato risposte. Conseguenza? Le ncc sono rimaste intrappolate in una categoria che non gli appartiene, senza aiuti statali né regionali.

Ad oggi possono contare soltanto su un altro contributo a fondo perduto, pari a 10 milioni di euro ed accessibile dal 2 ottobre, dell’assessorato ai Trasporti siciliano. In base ad esso le ncc riceverebbero 1.650 euro per ogni mezzo intestato. Una somma troppo esigua, però, se si considera che queste aziende hanno perso tutti i risparmi. Molte di loro, prima dell’emergenza Covid, avevano già provveduto alla manutenzione di auto, bus e van anticipando somme che non recupereranno mai. A ciò si aggiungono i premi (di oltre 2 mila euro) dell’assicurazione dei mezzi, il denaro speso per la loro sanificazione e i costi di leasing per il loro acquisto, che dovranno essere pagati entro fine settembre. Le aziende, è chiaro, non potranno affrontarli e saranno costrette a rinunciare ai veicoli.

Poiché non ho trasportato nessuno e ho fatturato zero – si chiede Salvatore Ricca, imprenditore ncc di Taormina – per quale motivo non dovrei ricevere aiuto? Ho subito una perdita del 98%. Come dovrei sopravvivere quest’inverno con 1.650 euro? I politici mi facciano capire. La rabbia è tanta e la delusione molta di più. Siamo stati lasciati a morire”.

Adesso le ncc si aggrappano ad una sola speranza: la loro classificazione quali servizi essenziali turistici, l’unico vero cambiamento perché possano accedere ai sussidi pubblici.