Esami docenti di sostegno: mistero sulle norme anti Covid. Messina: “Non siamo carne da macello”

Gli aspiranti insegnanti di sostegno si preparano per gli esami di accesso a questa professione, ma sulla messa in sicurezza delle aule dove andranno a sostenerli non si sa praticamente nulla. Ogni anno i candidati affrontano, infatti, talune prove per accedere al Tfa, un corso di formazione a numero chiuso che permette di ottenere l’abilitazione a tale insegnamento. Il corso è tenuto dalle Università e quelle siciliane annualmente mettono a disposizione 2.000 posti in aula. Quest’anno, a causa dell’emergenza Covid, il corso si terrà on line. Venendo dunque meno lo sbarramento dei 2.000 posti, sarebbe naturale consentire a tutti l’accesso diretto al corso. Ma non sarà così. I futuri docenti non solo dovranno ugualmente affrontare gli esami (preselettivi, scritti ed orali) ma non sanno neanche come.

E’ il caso delle prove preselettive per la categoria Infanzia. Queste si svolgeranno il 22 settembre al dipartimento di Ingegneria dell’Università di Messina, ma non si sa ancora come saranno disposti i candidati già iscritti. E’ ignoto come dovranno accedere, come saranno collocati i banchi e se affronteranno le prove tutti insieme nella stessa aula. Insomma, le misure anti Covid restano un mistero. Per altre classi di insegnamento, addirittura, non si sanno neanche le date delle prove né il luogo.

Una disorganizzazione che ha fatto crescere il malessere degli aspiranti insegnanti, impauriti dal rischio di poter contrarre il Covid e di contagiare figli ed altri familiari. Da qui una lettera di protesta in cui si chiede l’accesso diretto al Tfa, indirizzata al Ministro dell’Università Gaetano Manfredi, al Ministro della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina, al Rettore dell’Università di Messina Salvatore Cuzzocrea ed all’Ufficio Tfa Sostegno Ufficio Protocollo dell’ateneo messinese.

La motivazione è chiara. I bambini che hanno bisogno di sostegno sono tanti, ma mancano i docenti che li aiutino. Molti, infatti, non hanno la specializzazione a tale insegnamento ed altri studiano ancora per ottenerla. Insomma, bloccare l’accesso al corso di formazione non ha senso, soprattutto se quest’anno si svolge on line.

Non siamo carne di macello – commenta Giovanna Messina, docente che vuole formarsi per il sostegno – vorremmo sapere come faremo queste prove, che sicurezza ci sarà. Gli iscritti sono tanti, a Messina arriveranno anche persone da Reggio Calabria. Che senso ha sbarrare il numero dei posti se quest’anno il corso sarà on line? Eccezionalmente chiediamo che si possa accedere direttamente al Tfa. Siamo una risorsa, un servizio che serve. Ci sono tanti bambini e ragazzi in difficoltà, dobbiamo farlo per loro. Hanno bisogno di educatori e punti di riferimento, ciò che non potremo mai essere se viene bloccato l’accesso a questa professione”.

Adesso la parola spetta ai Ministeri ed alle Università.