SI o No, facciamo un po’ di chiarezza sul Referendum…

Il 20 e 21 settembre gli Italiani saranno chiamati ad esprimere il loro voto per il referendum costituzionale confermativo per taglio del numero dei parlamentari e dei senatori.

Brevemente cerchiamo di esporre ai nostri lettori le ragioni del SÌ e quelle del NO.

La legge sul taglio dei parlamentari – oggetto del referendum confermativo di domenica e lunedì – è stata approvata in ultima lettura dalla Camera l’8 ottobre 2019 con 553 voti a favore, 14 no e due astenuti che prevede la riduzione del numero dei deputati (da 630 a 400) e dei senatori (da 315 a 200).

La riforma entrerebbe in vigore a partire dalle prossime elezioni politiche.

Le motivazioni per votare SI

I fautori della riforma costituzionale esplicitano con una serie di motivazioni che vedono nella riduzione dei costi della politica (500 milioni a legislatura la stima dei 5 Stelle) il punto di forza oltre la considerazione che un parlamento più snello sarà anche più efficiente e funzionale.

I comitati per il Sì basano le proprie ragioni sul fatto che il numero di 600 parlamentari è in linea con quello delle altre maggiori democrazie europee.

Invece l’attuale consistenza parlamentare è anacronistica essendo stata stabilita nel 1963 quando ancora non c’erano i circa 800 consiglieri regionali e il parlamento europeo eletto direttamente.

Ridurre il numero degli eletti, sempre secondo i fautori del Sì, renderebbe più trasparente e comprensibile la classe politica. Ciò dipende che un numero minore di eletto sono più controllabili e dovrebbe essere più veritierio il giudizio dei cittadini nei loro confronti.

Chi chiede appoggio alla posizione del Sì ritiene che questa legge sia il primo passo verso una non rinviabile stagione delle riforme a partire da quella elettorale e costituzionale con l’eliminazione del sistema bicamerale.

Le motivazioni per votare No

Il fronte del No bolla la riforma come demagogica e populista, e l’accusa di far leva sul sentimento di antipolitica diffuso tra la gente senza peraltro determinare un risparmio economico essendo dellO 0,007 per cento della spesa pubblica il risparmio.

La riduzione dei seggi aumenterebbe il numero di abitanti ad essere rappresentato per ogni parlamentare, con la conseguenza, che crescerebbe la distanza gli elettoti e i suoi rappresentanti.

I sostenitori del No paventono un pericolo per la democrazia riguardo alla rappresentanza territoriale, dal momento che sarebbe ridotto il numero di senatori eleggibili nelle regioni. Difatti regioni come l’Umbria e la Basilicata, subirebbero una decurtazione del 57 per cento dei seggi.

Con l’alta probabilità che in alcune regioni potrebbero essere eletti  rappresentanti di una sola coalizione che comporterebbe delle maggioranze “blindate” in Parlamento.

Meno deputati e senatori significa aumentare il potere dei leader dei partiti e una minore possibilità di confronto e di dissenso dentro i gruppi parlamentari che saranno più ridotti.

Chi vota No sostiene inoltre che il taglio del solo numero dei parlamentari, non accompagnato da riforme e dalla modifica dei regolamenti, non faccia altro che paralizzare l’attività del parlamento e che la produttività di ciascun deputato o senatore sarà minata dal fatto che il lavoro in commissione sarà più gravoso.