Covid in Sicilia, Liberti: “Presto nuovi posti letto, scuole sicure, un invito: fate il vaccino”

In Sicilia continua a crescere il numero dei positivi al Covid. Fino a ieri si sono registrati 334 nuovi casi, che hanno portato il totale a 9.926. Palermo primeggia con 139 casi, seguita sempre da Catania a 93. Questi i dati di ieri. Nel frattempo il premier Conte ha firmato il nuovo Dpcm che entrerà in vigore nei prossimi 30 giorni e che prevede, tra le altre, restrizioni per le feste private (consentita la presenza di non più di 6 persone), gli sport di contatto (con l’ingresso di 1000 spettatori per gli eventi all’aperto e di 200 per quelli al chiuso), le attività di ristorazione (aperte fino alle 24.00), discoteche e sale da ballo (le cui attività sono sospese) e matrimoni (previsto un massimo di 30 persone). Insomma, se non è un lockdown, ci siamo vicini. La speranza comune è che non si ritorni ad una chiusura totale e definitiva. Ma è davvero possibile evitarla? Come stanno agendo Regione Siciliana, con l’assessorato alla Salute in prima linea, ed Asp territoriali? Ha risposto a questi interrogativi il commissario ad acta per l’emergenza Covid dell’Asp di Catania, dott. Giuseppe Liberti, intervenuto ieri 13 ottobre al talk di PrimaTv L’Informazione Raccontata.

Il nuovo Dpcm riduce gli assembramenti direttamente a casa e ciò è indispensabile se vogliamo contenere l’infezione. Quest’estate ci eravamo illusi che il virus fosse stagionale come tutti gli altri, ma non è così. La curva dei contagi è scesa, sì, ma solo per effetto del lockdown. Nel momento in cui è stato riaperto tutto, i ragazzi hanno frequentato zone ad alta densità turistica come le feste in discoteca e la curva si è rialzata. I giovani si difendono molto bene dal virus, è vero, ma sono entrati in contatto con i genitori, qualche zio, qualche nonno e la curva dei contagi si è rialzata. In questi casi bisogna fare spesso ricorso alle cure dell’ospedale e ciò mette in grande difficoltà il sistema. Serve responsabilità innanzitutto e tolleranza zero.

Con l’assessore Razza abbiamo immaginato un piano di posti letto di degenza ordinaria e di terapia intensiva che possa far fronte ad un’eventuale emergenza, che in atto non c’è. Per Catania abbiamo pianificato 100 posti letto di degenza ordinaria al San Marco e al Garibaldi, 40 al Cannizzaro ed altri all’Asp se sarà necessario. Abbiamo previsto anche un numero sufficiente di posti letto di terapia intensiva.

Le scuole? Rimangono il posto più sicuro del mondo perché i ragazzi sono controllatissimi: non ci sono assembramenti, si usano sempre le mascherine e viene mantenuto il distanziamento. Poi, però, escono e non si può escludere che si assembrino. Se contraggono il virus lo portano in classe, che poi noi dobbiamo quarantenare. Ogni distretto della provincia di Catania sarà munito di un’auto di pronto intervento nelle scuole e numeri di riferimento dedicati. Abbiamo anche pensato a del personale sanitario che operi dentro le scuole per garantire ancora più sicurezza. Purtroppo i genitori, spaventati, non mandano più i figli a scuola, però li mandano nel pomeriggio al bar. Così non va bene. Li tolgono da un posto in cui sono controllati, non preoccupandosi di altri posti dove i rischi sono maggiori.

Cos’è cambiato da marzo a ottobre? Siamo più pronti. Prima il territorio era impreparato ad affrontare l’emergenza e lo erano anche gli ospedali, mancavano le terapie. Oggi è diverso. Possiamo seguire le persone a casa e siamo in grado di controllare il virus. Non abbiamo dei farmaci risolutivi ma abbiamo dei farmaci che dominano la fase acuta dell’infezione. Lo dimostra il basso numero di vittime. Abbiamo pochissime persone ricoverate in terapia intensiva. Chi muore ha sempre delle co-patologie importanti come obesità e diabete oppure è molto anziano. Ad esempio, una polmonite a 40 anni non è mai mortale, ma ad 80 può esserlo. Così accade anche per il Covid.

Come comportarsi in caso di influenza? Intanto invito tutti a vaccinarsi, sia per evitare il confondersi dei sintomi sia perché non sappiamo che succeda in caso di co-infezione tra influenza e Covid. Il sistema deve collaborare. A questa battaglia devono partecipare i sindaci, le istituzioni, i presidi, i medici di famiglia e i pediatri. Riceviamo aiuto quotidianamente. Ogni giorno sento quasi tutti i 58 sindaci dell’area metropolitana di Catania, perché a loro arrivano le segnalazioni che spesso non arrivano a noi. Con questa collaborazione individuiamo il maggior numero di cittadini positivi possibili.

Inoltre i cittadini siciliani che volessero sottoporsi a tampone, potranno fare uno screening. L’assessorato alla Salute ha infatti fatto uscire un bando che chiama a raccolta medici, infermieri ed operatori sanitari, che dovranno collaborare con i sindaci dei comuni siciliani. Una task force mai vista prima in Sicilia. Ogni sindaco chiederà ai propri cittadini se vogliano effettuare un tampone, per poi indicare loro un luogo fisico dove eseguirli. Tra quindici giorni partiremo con questa operazione. Oggi il tampone non lo neghiamo a nessuno, mentre a marzo solo i sintomatici potevano farlo.

Stiamo facendo anche screening nelle scuole, ad esempio a Randazzo e a Ramacca, dove se ne sta facendo carico l’Asp. Ce lo hanno chiesto i sindaci. Lo abbiamo fatto nei tribunali, agli agenti delle Forze dell’Ordine e a tutte le fasce di popolazione per le quali si è reso necessario. Più cittadini controlliamo, meno contagi avremo e avremo impedito la circolazione del virus in Sicilia.

Servizio drive in? E’ disponibile al Pta di San Giorgio, dove è possibile eseguire tamponi dalle 9.00 alle 15.00, e all’ospedale San Luigi, aperto dalle 15.00. Scaglioniamo le persone in tre fasce orarie così che possano evitare file lunghissime ed essere liberi in mezz’ora.  

Il negazionismo? C’è chi non comprende che il Covid è un virus estremamente strano, che resiste anche sui cadaveri per due o tre giorni dopo la morte. Lo troviamo anche su molte superfici lisce dopo 48 ore e sulle banconote anche per 24 ore. Anche se è stato dimostrato che il virus si può contrarre solo con il droplet, cioè l’emanazione delle goccioline quando si parla, si starnutisce o si tossisce. Ha comunque un alto grado di resistenza e non è stagionale. Il negazionismo rende solo più complicato il nostro lavoro.

Vaccino o immunità di gregge? Ci salverà il vaccino o una terapia efficace. Per creare un’immunità di gregge ci vorrebbero cent’anni di virus. In atto ci sono studi avanzati sugli anticorpi monoclonali: ai soggetti infettati viene iniettato l’anticorpo specifico monoclonale, in questo modo il virus viene bloccato e la vicenda è chiusa. Mi auguro che vaccino e terapie camminino in parallelo e che entro la primavera prossima potremo avere risposte che consentiranno ai cittadini di condurre una vita normale.

I numeri nel mondo? L’Italia è tra le nazioni più virtuose. Ci sono poco più di 15, 16 contagiati per 100 mila abitanti. In Germania sono 25 per 100 mila, in Spagna, Malta, Croazia e Grecia 150. Le nostre misure, per quanto rigorose, hanno delimitato l’espandersi del virus. Dobbiamo continuare ad essere responsabili perché la curva continuerà a crescere. La politica nazionale, ma anche quella regionale, si è comportata bene, ha affrontato l’emergenza nel modo giusto. Qualche Regione ha anche anticipato delle misure con provvedimenti propri che poi sono stati puntualmente adottati dal Governo. Come l’ordinanza di Musumeci sul controllo di persone provenienti da aree endemiche, che dopo 2, 3 giorni fu emanata anche dal ministero della Salute. La politica in questo caso ha agito in sinergia, non in antitesi. È un’emergenza che ha riguardato tutti, senza colori né bandiere, e la politica ha risposto bene.

App Immuni? La paura di essere spiati ha fatto sì che non avesse il successo che meritava. Se scaricata dal 60, 70% degli italiani, sarebbe molto utile. È auspicabile che in molti lo facciano. Segnala che sei stato a contatto con un soggetto positivo in un arco temporale di oltre 15 minuti. Una volta che lo sai, corri ai ripari, eseguendo un tampone e mettendo al sicuro te e gli altri”.