“Il Covid? Basta con lo spettacolo mediatico, servirebbe un vaccino contro …l’ignoranza”

Sono altissimi i numeri di contagi da Covid-19, ma verosimilmente non corrispondono alla reale malattia. Inizia così il suo intervento il prof. Ignazio Vecchio, esortando gli ascoltatori alla prevenzione nei confronti del Coronavirus, ma allo stesso tempo a riconoscere la reale spettacolarizzazione dei fatti.

Ospiti, come ogni venerdì, alla rubrica medico-scientifica “Il cappello di Archimede”, all’interno dell’Informazione Raccontata” condotta da Umberto Teghini e in onda su Prima Tv (canale 87 e 666 del digitale terreste), il prof. neurologo e detentore della cattedra di Bioetica e Storia della medicina dell’Università di Catania, parla senza peli sulla lingua. E gli fa da eco, all’interno dello studio di SicraPress, la prof.ssa Cristina Tornali, fisiatra e direttrice del Centro di Accademia di Arti Sanitarie.

Il prof. Vecchio spiega accuratamente come nella storia della medicina sono innumerevoli i casi di virus, spesso molto più gravi di quello che stiamo combattendo al momento. Un esempio? Il virus del Vaiolo, virus che ha tormentato l’umanità per millenni e ufficialmente scomparso solo nel 1980. Confrontando quest’ultimo con l’attuale, Vecchio definisce il Covid-19 un “virus formichina”, in quanto il numero di vittime è di gran lunga inferiore se messo a paragone con virus del passato.

Il noto neurologo invita quindi a contestualizzare i grandi numeri che ci vengono resi noti: “I dati matematici corretti, sono quelli correlati ai tamponi fatti. Bisogna quindi diffidare da quello che passa come terrorismo mediatico, che non contiene nessuna verità medica…”.

Inarrestabile il prof. Vecchio quando parla del contagio: “E’ essenziale saper distinguere il contagio dalla malattia: non esiste virus che non si sviluppi tramite contagio, ma fondamentalmente i numeri di decessi per Coronavirus sono pochi e diversi da ciò che traspare dai media. L’enfatizzazione della drammaticità del virus porta al panico da parte della popolazione…”.

Interessante anche l’intervento della prof.ssa Tornali, con una spiegazione non in lingua scientifica, affinché “il vaccino contro l’ignoranza” da lei così definito, “aiuti a capire meglio i dati che giornalmente ci vengono forniti. I due grandi concetti da approfondire sono la prevalenza legata al tempo in cui il determinato virus si diffonde e l’incidenza legata allo spazio geografico o ad una popolazione specifica”.

Il professore Vecchio si definisce indignato e quasi demoralizzato per come alcuni suoi colleghi stiano affrontando la situazione Covid-19.

“Alcuni provvedimenti presi dal governo, sono pura follia! Il virus non andrà via con la chiusura e quindi con un possibile nuovo lockdown, ma con l’immunizzazione. Rispettiamo le precauzioni ma prima di tutto rispettiamo la nostra intelligenza”, sostiene il professore, che non le manda a dire: “Burioni? viene spinto dalle case farmaceutiche per fare terrorismo mediatico e il prof. Galli, credetemi, sembra uno iettatore….”.

Il prof. Vecchio ribadisce quanto in un periodo di emergenza sanitaria come quello attuale, sia importante conoscere la storia della medicina e continua sostenendo che “questo coronavirus sarà ricordato come una papuzzedda“, ritenendo però di non essere negazionista e non banalizzare la situazione.

Si parla in chiusura anche del problema riguardante la mancanza di scorte del vaccino anti-influenzale: “Colpa del ritardo delle case farmaceutiche dato dalle logiche di mercato; ma purtroppo in questi casi manca il buon senso, in quanto i vaccini sono essenziali, e chi sostiene i “no vax” lo fa perché ignorante”.

Conclude la prof.ssa Tornali citando Socrate, secondo cui “solo chi ammette la propria ignoranza può mettersi alla ricerca della verità”.