Proteggiamo alcune categorie ma non violiamo la libertà di tutti…

Premesso che non siamo negazionisti, o peggio complottisti e che non crediamo alle scie chimiche ed a baggianate simili, vorremmo sviluppare un ragionamento pacato a proposito della nuova emergenza Covid 19 e vieppiú sui provvedimenti governativi.

Spesso, infatti,  il tema è posto male.

Il corona virus è certamente molto contagioso, ma provoca la malattia in una percentuale molto bassa.

Quante morti provochi, poi, non lo sappiamo: perché anche un annegato positivo al Covid 19, o un terminale morto per cancro, senza aspettativa di vita, è classificato morto per Covid.

In media (dato ISS) muoiono persone più che ottantenni, con più malattie.

Poi, c’è chi è sfortunato, come accade per tutte le patologie.

Quindi, se vogliamo essere nella realtà, andrebbero protette alcune categorie di persone, ma non certo con violazioni della libertà.

Allo stato, la malattia è curata soltanto mediante ospedalizzazione ed, in alcuni casi, occupa la terapia intensiva.

É questo, dunque, il punto: si teme che la diffusione del virus metta in crisi la tenuta di un Sistema Sanitario inadeguato.

La malattia è curabile. Provoca molti contagi, ma quasi mai malattia: molto, molto meno che non una influenza.

Colpisce con la morte quasi soltanto poche persone, ormai; tutte molto in avanti con gli anni e/o con co-morbilità.

Allora, il tema non è la tutela della salute: perché quando respiriamo aria cancerogena, come accade per esempio a Gela o a Milazzo, a livello governativo nessuno ha imposto nulla a nessuno.

Il problema è la crisi dei posti letto e del numero dei medici/infermieri/personale ausiliario.

La soluzione, dunque, avrebbe dovuto essere potenziare il SSN, in modo da renderlo capiente, unitamente alla protezione delle categorie deboli con misure mirate.

Invece, si tengono gli anziani in coda al sole, o al freddo perché in un ufficio postale, in un supermercato, in una farmacia, si entra uno alla volta.

O ancora si dirada la possibilità di cura e diagnosi di ogni altra malattia. Invece, quando qualcuno si ammala, si perde il conforto dei propri cari, perché si diventa una specie di “cosa”, infetta.

E la medicina di base è ferma.

Si punta tutto sugli ospedali, che hanno capienza limitata. Si scarica sulla collettività il peso della crisi con misure palesemente inutili ed anche palesemente inadeguate, come la mascherina in strada (l’unico posto dove non ci si contagia), o la chiusura delle scuole e delle attività relazionali.

E poi c’è un tema etico: le scelte che faremo, diranno chi siamo. Il timore della malattia non giustifica la rinunzia né alla libertá, né all’umanitá.

Bisogna, purtroppo, ammettere che l’emergenza o pseudo tale  non è più gestibile con la razionalità che ci vorrebbe in questi casi.

Vi sono soluzioni ( la quarantena per tutte le fasce più deboli) valide in teoria,ma inattuabili in pratica.

Negli anni ’70 gli italiani con meno di trent’anni erano il 60/70 %, la realtà attuale è completamente al contrario.

In sintesi ,dovremmo costringere a casa il 50-70% della popolazione, ma non si sa in base a quale criterio (età,malattie,sesso,gruppo sanguigno?).

Altro elemento importante e sottovalutato (perché  riguarda tutti) è la percezione dell’evento accentuata dal cicaleccio massmediatico.

Siamo gli stessi che ci siamo compiaciuti durante l’estate di atteggiamenti stravaganti ed irresponsabili ed adesso accusiamo le istituzioni (ma quali?) di non aver fatto quanto necessario (ma che cosa?). 

Ad un certo punto tutti ci lamentavamo della mancanza di tamponi(tanto per fare un esempio): adesso li abbiamo quasi decuplicati,con il risultato di avere molti più positivi( in gran parte asintomatici e/o paucisintomatici).

Conseguenti allarmi ed allarmismi e le uscite dei soliti “soloni”  che sapevano ed avevano previsto già tutto.

Purtroppo,mentre il nella prima fase, la sorpresa dei morti di Bergamo aveva consentito l’adozione di provvedimenti drastici e duri,in uno spirito di “quasi” unità nazionale, oggi è venuta meno la coesione necessaria per affrontare,non in ordine sparso,una situazione non più emergenziale(dove gli italiani si esaltano), ma di ordinaria amministrazione di un evento eccezionale e speriamo irripetibile (una volta prodotto il vaccino) che si protrarrà ancora per  un certo tempo.

Ed allora,occorre maggiore senso di responsabilità individuale, prevenzione ed organizzazione sul territorio e, forse, minori ascolti dei mass media militarmente occupati dai catastrofisti…

Edmond Dantés, Conte di Montecristo