Capone esasperata dopo gli ultimi Dpcm: “Ho 9 dipendenti e non so come pagarli”

La mia torta più buona? Amore di zucchero, al cioccolato. Vorrei farla assaggiare ai ministri per ricordargli che il divertimento, forse inutile ai loro occhi, fa parte della nostra vita. Se ci privano di questo, ci tolgono lavoro. Dietro i nostri dolci c’è l’impegno di tante persone, che lo Stato non può e non deve dimenticare”.

E’ stanca, arrabbiata, ma mai rassegnata Giusy Capone, imprenditrice e proprietaria della pasticceria catanese “Cake Amore di Zucchero”. L’emergenza Covid e le conseguenti restrizioni adottate dal Governo le hanno arrecato danni economici non indifferenti e gli ultimi Dpcm, del 13 e del 18 ottobre, non addolciscono la pillola. Intervenuta al talk L’Informazione Raccontata, la Capone non le manda a dire al premier.

“Ci è stato tolto il lavoro. I compleanni non si festeggiano quasi più, ai matrimoni non possono esserci più di trenta invitati e le sale feste sono state chiuse. Limitazioni che mettono in ginocchio chi, come me, ha una pasticceria e vive di dolci, torte ed eventi. Se avessimo chiuso sarebbe stata la stessa cosa.

Durante il lockdown lo Stato non ci ha tutelati. Ho dovuto chiudere la bottega ma ho continuato a pagarne l’affitto. Le tasse non sono state annullate, ma soltanto sospese e oggi sono costretta a pagarle in aggiunta a quelle attuali. Per non parlare dei prestiti, che, non essendo a fondo perduto, vanno restituiti alle banche e di cui sto già versando gli interessi. Le nuove restrizioni non si possono evitare? Bene, ma almeno lo Stato ci aiuti congelando le nostre attività. Così facendo, spese e tasse si sommeranno ancora e sarà impossibile risollevarsi.

Il tasto più dolente? I miei nove dipendenti, che hanno una famiglia e solo di recente sono entrati in Cassa integrazione, ricevendo la metà dello stipendio. Non ho dormito la notte quando Conte ha annunciato l’ultimo Dpcm. Ho pensato alle persone che devo mandare a casa. Se vietano gli eventi, come pago i miei ragazzi? Dovrei rimetterli in Cassa integrazione, se non fosse che le somme arriveranno in ritardo.

Il BonuSicilia? Ho partecipato al click day ma è stato un flop. Ho impiegato tempo ed energie per avere tutti i documenti in regola, ma quando i commercialisti hanno provato ad inviare on line la domanda, il sistema è andato in tilt. Alla fine la Regione Siciliana ha preferito erogare 2.500 euro alle imprese in regola. Ma cosa sono 2500 euro per una realtà come la mia, che sta crescendo piano piano?

Mollare? Mai. Nonostante i 41 matrimoni in sospeso siamo sopravvissuti. Con le nuove restrizioni, però, non sopravviviamo più. Lo Stato sta facendo di tutto per fermare il virus dal punto di vista sanitario, ma dal punto di vista economico le persone rischiano di morire di fame. Matrimonio a scaglioni come a Forlì? Troppo dispendioso. Non tutti possono permettersi  tre ricevimenti, tre affitti e tre torte. Il problema sta a monte: o ci mettono in condizione di fare le feste con le dovute precauzioni o ci aiutano”.