Addio al Project financing “Etna Alcantara” 3 anni dopo l’euforico annuncio di Linguaglossa e Castiglione

Sono trascorsi tre anni esatti dalla firma dei sindaci di Linguaglossa (Puglisi) e Castiglione (Camarda) e dal lancio entusiastico del progetto di rilancio (sulla carta) del Comprensorio Nord. Addio 3 anni dopo al Project financing “Etna Alcantara”, rimasto in questi mesi chiuso nel cassetto di uno dei tanti uffici della Regione Siciliana e non solo. Il progetto? Decade dopo 3 anni. Ricordiamo che redatto da Cettino Bellia per la “Mongibello engineering”, la vera cabina di regia della cordata di imprenditori che firmò la proposta per una spesa di 23 milioni di euro da spendere in una cabinovia a Piano Provenzana, una bidonvia (un ponte sul fiume Alcantara), oltre all’esclusiva dei trasporti turistici in jeep fino a quota 3000. Un progetto ambizioso partenariato pubblico-privato che, attraverso lo strumento della finanza di progetto (project financing, appunto), intendeva stimolare gli investimenti privati in infrastrutture per rendere fruibile un pezzo importante del territorio etneo unitamente all’accesso ai crateri sommitali. Il ragionamento di fondo è sempre stato di natura economica con ripercussioni positive anche sul sociale e su una comunità messa in ginocchio dalla mancanza di prospettive oltre che dall’emergenza Covid. Insomma per una migliore fruizione e riqualificazione del territorio, si sarebbe potuto provare anche a potenziare le infrastrutture già esistenti (seppur con nuovi investimenti privati), per rilanciare il vasto comprensorio che da Taormina passa dall’Alcantara fino a Castiglione e Linguaglossa. Un progetto che avrebbe potuto generare l’arrivo di turisti, visitatori ed escursionisti con benefici su alberghi, bed & breakfast, guide turistiche, ristoranti, negozi e altre attività commerciali, ormai da due anni in coma profondo e che quest’anno hanno perso fino al 80% del fatturato rispetto agli anni scorsi. Non aver creduto più al project financing da 23 milioni è anche semplice: Linguaglossa e Castiglione hanno litigato fortemente (solo per la difesa del proprio territorio?) perchè di mezzo c’è l’unica strada che, sul versante nord, conduce ai crateri dell’Etna. Percorso diviso a metà fra Linguaglossa (fino a quota 2350) e Castiglione (da 2.350 in sù) e, nella visione dei privati, le escursioni avrebbero divuto rappresentare il motore del sistema di mobilità dell’ampia area a vocazione turistica. Il project peraltro, prevedeva proprio la gestione ultraventennale del trasporto dei turisti (fino al 2016 esclusiva del gruppo Russo Morosoli) ai crateri sommitali. Dimeticavamo, il progetto nel suo insieme avrebbe potuto dare lavoro a 400 persone (decina più, decina meno…), ma questo è un altro dramma fra i tanti della nostra terra…

(Credit foto Giò Giusa)