Più costi e meno gente: ma il Catania Book Festival ha avuto ugualmente successo…

Dall’8 al 10 ottobre 2020 l’Istituto Ardizzone Gioeni ha ospitato il Catania Book Festival, il nuovo Festival del libro e della cultura che ha debuttato quest’anno nella nostra città. Questa prima edizione era prevista per il mese di maggio ma, a causa del lockdown, è stata rinviata ad ottobre. Nonostante l’emergenza e l’applicazione delle nuove norme anti-Covid, il Catania Book Festival ha saputo riorganizzarsi per offrire agli appassionati un evento culturale in presenza in tutta sicurezza. Nel corso delle tre giornate di festival sono stati organizzati diversi workshop, panel e momenti di confronto dedicati a 7 differenti temi: narrativa, storia, arte, saggistica, musica, reportage, narrativa per ragazzi, sport e social & innovazione.

“Per questa prima edizione – ha raccontato uno degli organizzatori, Simone Dei Pieri – data la pandemia ci aspettavamo di riscontrare qualche difficoltà. Alla fine, è andata molto meglio di quanto non potessimo prevedere. Ovviamente abbiamo dovuto rimodulare le giornate per rispettare tutte le norme richieste ma nonostante questo l’evento ha richiamato l’attenzione di tantissime persone. Siamo riusciti a raccogliere ospiti prestigiosi da più ambiti e ognuno di loro ha apprezzato l’organizzazione portata avanti. Anche a livello di partecipanti c’è stato un coinvolgimento inaspettato. L’evento si è svolto interamente all’aperto e si potevano per questo far accedere massimo 200 partecipanti per volta, nell’arco dei tre giorni abbiamo però totalizzato più di 1500 ingressi (ovviamente non contemporaneamente).”

Il Catania Book Festival ha rappresentato un’occasione di incontro e di cultura all’interno di un periodo molto complesso. “Questa sfida – continua Simone – ha anche dimostrato che, nonostante l’emergenza, le persone hanno voglia di partecipare ad eventi e di usufruire di servizi che possono garantire sicurezza. Anche tra chi era più scettico il Festival, grazie a tutti gli addetti ai lavori e al pubblico partecipante che è stato davvero molto attento e ligio alle regole, ha ottenuto consenso. Fino a quando dovremo vivere in questa situazione emergenziale saremo costretti a scendere a compromessi con le nostre abitudini, ma non per questo occorrerà per forza rinunciare a ogni tipo di evento dal vivo. È possibile far cultura e divulgazione seguendo le regole di distanziamento.”

“Tutti i nostri partecipanti hanno tenuto degli ottimi comportamenti, per la prossima edizione – qualora si svolgesse nelle medesime condizioni – sia noi che il pubblico saremo quindi preparati. Ci stiamo inoltre organizzando ad accogliere molti più partecipanti: quest’anno abbiamo incontrato il favore di tanti ospiti che ci hanno chiesto di essere coinvolti e che purtroppo non abbiamo potuto accogliere a causa dello slittamento. Per la prossima edizione, stiamo quindi preparando delle sorprese e speriamo che, anche a livello istituzionale, ci sia maggiore supporto a livello organizzativo.”

Quest’anno ogni tipo di evento ha avuto maggiori costi infrastrutturali e – per forza di cose- una minore affluenza ma “nonostante ciò non vi è stata alcuna forma di assistenza da parte delle autorità. Le istituzioni dovrebbero sostenere a priori le iniziative culturali.” Occorre investire nella comunicazione, rendere credibile e rassicurare il pubblico che fare e vivere la cultura si può, anche in questo momento storico. Il rischio, altrimenti, è quello che cinema, teatri e musei muoiano. Abbandonati a se stessi, questi comparti hanno subito una grave crisi negli ultimi mesi, “ci auguriamo quindi un maggiore sostegno e impegno istituzionale per l’intero settore e per le organizzazioni come la nostra.”

“Noi chiudiamo questa prima edizione come un successo e stiamo già lavorando per proporre un evento più grande e migliorato l’anno prossimo. Speriamo solo di poterlo vivere in condizioni migliori.”