Paternò, tra l’incubo del Covid e l’amarezza dei mancati aiuti economici

Un momento di profonda crisi e amarezza, così si può definire la fase che il Paternò sta vivendo dal giorno in cui ha scoperto che il Covid si era insuinato tra i suoi giocatori. Nel corso della 2^ giornata del campionato di Serie D, in cui i rossazzurri hanno sfidato il Castrovillari, quell’improvvisa mancanza di forze è stata il campanello d’allarme. Poi tramutatosi in un incubo: 11 giocatori positivi, altri 5 giocatori in isolamento fiduciario. Le settimane appena trascorse non sono di certo state facili per il Paternò, che di punto in bianco si è trovato a dover ripartire da zero e senza alcun aiuto. Ma quelle che verranno, saranno giornate altrettanto difficili. Dopo la sconfitta casalinga di domenica contro il Santa Maria Cilento, il presidente Ivan Mazzamuto ha fatto il punto della situazione: “Tutti i positivi non si sono potuti allenare e gli altri, coloro che erano negativi, hanno perso dieci giorni di allenamento in attesa del risultato dei tamponi. Quindi tutta la squadra è stata complessivamente ferma per 12 giorni. Abbiamo perso tutto il lavoro che avevamo fatto di formazione, la forma atletica che avevamo avuto fino a quel momento. Poi siamo stati costretti a quel punto a comprare 6 giocatori per poter disputare le successive gare, nonostante il rinvio delle sfide contro il Dattilo e il Licata. Siamo un vero e proprio cantiere aperto, perché giocatori che nemmeno si conoscono hanno avuto appena 2 giorni per allenarsi prima di scendere in campo. Il Covid ci ha fatto perdere il ritmo, i negativi hanno ripreso dopo 12 giorni e i positivi stanno rientrando man mano; come ad esempio La Piana, sceso in campo domenica contro il Santa Maria Cilento.

Un momento complesso da ogni punto di vista, come conferma lo stesso presidente Mazzamuto: “Il Covid ci ha stravolto sotto tutti gli aspetti, dal punto di vista tecnico, psicologico, atletico, ma anche dal punto di vista dei costi. Nessuno ci sta aiutando, nonostante le promesse che fanno in tv. Io ce l’ho profondamente con la Lega, perché ci aveva promesso degli aiuti; a maggio era stato detto che non ci avrebbero fatto pagare l’iscrizione, invece l’abbiamo pagata persino per intero. Dovevano arrivare degli aiuti per le società dilettantische, perché abbiamo anche un ruolo importante dal punto di vista sociale visto che aiutiamo i ragazzi a costruirsi un futuro con il settore giovanile, ma non è arrivato un euro nemmeno dal governo. Anzi poi ha varato delle leggi come quella sul credito d’imposta per le sponsorizzazioni che è andata a favorire solo le società di vertice. Ha escluso invece anche noi, che ne avremmo avuto bisogno. Sono amareggiato, hanno solo promesso ma nulla è stato mantenuto. Ci sentiamo abbandonati.

Ma quale può essere l’obiettivo di una squadra come il Paternò che, una volta sconfitto il Covid dal punto di vista sanitario, dovrà fare i conti a lungo termine con ciò che ne consegue? Il presidente Mazzamuto ha le idee chiare: “Ad inizio stagione l’obiettivo era la salvezza, e quello rimane. Solo che ci sono aggravi di costi notevoli perché, dal momento in cui rientreranno tutti i giocatori, mi troverò praticamente con una squadra in più. Dovremo anche recuperare le partite contro il Dattilo domani e poi contro il Licata, quindi la squadra scenderà in campo ogni tre giorni e non avrà realmente tempo per recuperare del tutto. È un vero e proprio tour de force, avevamo iniziato bene con la prima vittoria fuori casa a Roccella, ma poi il Covid ci ha segnato e ancora per qualche giornata soffriremo.