Catania: la triste danza delle associazioni e scuole di ballo

È su uno sfondo mozzafiato come quello di piazza teatro Massimo Bellini, che si è svolta la protesta pacifica organizzata dai titolari delle scuole di danza catanesi, per far sentire la loro voce e quella dei propri allievi a discapito dell’ultimo dpcm che prevede la chiusura delle palestre fino al prossimo 24 novembre.

“Don’t Stop Dancing” è il nome dato alla manifestazione, organizzata a livello nazionale in diverse piazze italiane, con l’obiettivo di far arrivare ai piani alti della politica la richiesta di non fermare la danza e l’arte nelle varie rappresentazioni.

Presenti in piazza ballerini di diverse età, dai più piccolini ad allievi ormai professionisti, tutti interamente vestiti di nero, come si usa fare in caso di lutto e con le scarpette da ballo appese al collo, che ricorda il famoso detto “appendere le scarpette al chiodo” nel momento in cui la carriera di un ballerino giunge al termine. Simbolismo che metaforicamente fa pensare alla morte della danza e alla fine della carriera di questi giovani ballerini.

“Noi danzatori e in generale noi artisti cresciamo con il rispetto delle regole e della disciplina e la manifestazione di oggi credo ne sia stata una degna testimonianza. Ho visto tanti giovani oggi manifestare per difendere i loro sogni e le loro speranze. Credo che tutti comprendiamo la situazione catastrofica che ci circonda, ma oltre al lavoro siamo stati privati della possibilità di godere della bellezza che solo l’arte e il teatro ci regalano”, questa la testimonianza di Giulia Sciuto, insegnante di danza classica e contemporanea.

Evidente la rabbia di chi dopo mesi di investimenti per rispettare le diverse norme di sicurezza, tra spese di sanificazione e restrizioni nei numeri degli allievi, si vede obbligato nuovamente a chiudere i battenti.

Parla ai microfoni di SicraPress Giusi Vittorino, insegnate di danza, nonché organizzatrice della manifestazione: “Le contraddizioni dei decreti distruggono i sogni dei nostri ragazzi, chi ambisce a palcoscenici più grandi non può perdere un anno di allenamenti. Insisto e sottolineo che le scuole di danza sono luoghi sicuri, non sono queste le fonti di contagio, noi ospitiamo 8 bambini per turno in sale da ballo che vanno dai 100 ai 300 m2.”

Il motto della manifestazione riassume perfettamente il concetto esposto dall’organizzatrice, “DANZA=DISTANZA”.

La disciplina con cui la manifestazione si è svolta è indice di come il mondo della danza nei mesi di emergenza covid-19 abbia rispettato le norme, e di come continuerà a farlo se l’appello portato avanti dal mondo dell’arte, della cultura e dello sport, riuscisse a far fare un passo indietro al presidente Conte affinché apporti delle modifiche al suo ultimo dpcm.