Usciremo dalla tana del Bianconiglio? L’irreversibile crisi dell’industria spettacolo

L’arte è immortale, fa parte della nostra essenza, è la traccia del nostro passaggio sulla terra. Eppure tante volte sembriamo dimenticarlo ed il settore dell’intrattenimento ne esce inevitabilmente martoriato. Le ultime disposizioni adottate per far fronte alla pandemia hanno dato il conclusivo colpo di grazia a teatri e cinema?

L’ultimo DPCM emanato il 24 ottobre dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha scatenato  rivolte che a tratti – tra fotomontaggi satirici e riflessioni semiserie – hanno ricordato alcune scene della recente pellicola pluripremiata Joker (2019). Diversi sono stati i settori dell’economia colpiti nuovamente da chiusure e restrizioni che pesano sulle tasche di chi quotidianamente combatte contemporaneamente e a mani nude contro un virus spietato e contro lo spettro del conto in banca vuoto.

Uno dei settori più colpiti sin dall’inizio della diffusione del Covid-19 è stato quello dell’intrattenimento: stop a concerti, spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche. Non dimentichiamolo, era (ed è) in corso una pandemia globale, le misure adottate sono state rese necessarie dalla situazione emergenziale in cui ancora ci troviamo. Adesso, però, con l’ultimo DPCM l’ombra del definitivo addio alle scene ritorna a gettare nello sconforto un numero impressionante di addetti ai lavori del settore e spettatori che vivono anche di cultura, di spettacolo, di intrattenimento. 

Gestori di sale cinematografiche, artisti, direttori teatrali non hanno tardato a lanciare il loro grido d’aiuto già dal 24 ottobre. Il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini ha commentato la decisione di chiudere teatri e sale cinematografiche affermando che «la priorità è salvare vite, evitare che il servizio sanitario nazionale collassi». Sarebbe folle dire di non essere d’accordo con le parole del Ministro, nessuno vuole farsi contagiare dal morbo del negazionismo. Eppure c’è un altro grave problema da risolvere: ci saranno ancora sale pronte a riaprire? Le famiglie che di spettacolo “campano” saranno dimenticate? Il ministro vuole rassicurare dichiarando che il governo ha già pronti interventi che non lasceranno soli i lavoratori del settore.

Il mondo dello spettacolo non ci sta, la chiusura totale non trova la comprensione dei lavoratori che, – dati alla mano – chiedono spiegazioni. Un’indagine dell’AGIS (AssociazioneGeneraleItalianadelloSpettacolo)riporta i seguenti dati: “Su 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli monitorati tra lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze per ciascun evento, nel periodo che va dal 15 giugno (giorno della riapertura dopo il lockdown) ad inizio ottobre, si registra un solo caso di contagio da Covid 19 sulla base delle segnalazioni pervenute dalle ASL territoriali”. Il mondo della cultura ha poi inviato una lettera aperta al ministro Franceschini e al premier Conte, intitolata “Vissi d’arte”, iniziativa promossa dall’associazione Cultura Italiae di Angelo Argento.

Dal mondo del cinema parte poi l’appello lanciato tramite l’hashtag #nonchiudeteicinema, i riflettori stanno definitivamente calando sull’intero mondo di intrattenimento e spettacolo. Il nuovo DPCM  potrebbe mettere un punto che segnerà la fine del mondo dell’intrattenimento come oggi lo conosciamo? C’è comunque da prendere atto che il mondo del cinema è già in crisi.  Le grandi major hanno posticipato l’uscita dei blockbuster all’anno prossimo se non tra due anni e le sale si sono così trovate a proiettare film con un minore appeal sul pubblico, determinando un calo vertiginoso delle presenze in sala. È quindi la fine delle sale? Probabilmente sì (per come le conosciamo). Quello che però non deve gettare gli amanti di maxischermo, popcorn e brividi generati dalle onde sonore degli altoparlanti nello sconforto è che lo spettacolo cambierà pelle, ma non morirà.

Lo spettacolo è antidoto all’ignoranza, non dimentichiamocene.