Il dramma del birrificio Namastè: non obbligati ma costretti a chiudere

“I birrifici vorrebbero lavorare, produrre e distribuire, siamo ritenuti dal governo aziende essenziali, tanto che non ci obbligano alla chiusura, ma in contrapposizione a ciò chiudono il nostro comparto vendite. I birrifici italiani lavorano per il 98% con pub, ristoranti e pizzerie, di fatto è vero che lo stato non ci obbliga a chiudere, ma con la chiusura dei clienti siamo impossibilitati a lavorare.” Inizia così il suo intervento nello studio dell’Informazione Raccontata di Umberto Teghini, il proprietario del birrificio artigianale “Namastè”, Giancarlo Di Giulio.

Spiega poi come la fase di lavoro, dalla produzione a quando si imbottiglia, ha una durata di 20 giorni, e il processo di produzione della birra iniziato nelle settimane precedenti adesso rischia di non essere completato o addirittura di buttare il prodotto.

“È prevista per lunedì 2 novembre la chiusura temporanea della mia azienda, appena verrà completato l’imbottigliamento. siamo costretti a questa decisione, questa settimana non abbiamo ricevuto nemmeno un ordine, e per di più gli ordini evasi a mezzo corriere sono stati rifiutati dai clienti.” Esprime a malincuore il proprietario del birrificio.

Non quadrano molte cose nella gestione dell’emergenza a detta di Giancarlo Di Giulio: “ammetto che non è facile essere al governo in un momento di crisi come quello corrente, ma il covid non ha orari, gli imprenditori hanno avuto diverse spese per fronteggiare le restrizioni indette dopo il primo lockdown, per poi vedersi nuovamente obbligati a chiudere. Il governo ha dimenticato che chi si alza la mattina per andare a lavorare, lo fa per arrivare all’indomani”.
Giancarlo Di Giulio sta cercando di raggruppare le diverse realtà siciliane, simili a quella della sua Namastè, per capire come agire univocamente in una delicata situazione come quella attuale.

“Dopo anni di sacrifici e investimenti, quando ci si sente stanchi ma soddisfatti dei risultati, e all’improvviso sei costretto a combattere con un nemico invisibile che ti blocca, lo sconforto è naturale.

 Il mio sogno al momento è ritornare alla normalità non esclusivamente lavorativa, ma quotidiana, mancano tanto gli abbracci, che noi siciliani abbiamo nel dna.” Conclude con questo messaggio di speranza l’imprenditore siciliano, tenace quanto volete ma stanco e E con poche energie…