Rinviato test d’ammissione a professioni sanitarie: e il diritto alla formazione?

Ancora una volta il mondo universitario deve fare i conti con un decreto che, piuttosto che risolvere una problematica, pone ulteriori ritardi e difficoltà. Ieri si sarebbe dovuto svolgere il test d’ammissione al corso di Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche: i candidati erano 13 mila per 3 mila posti disponibili. Ma a causa dell’aggravarsi della pandemia e viste le difficoltà organizzative di ogni ateneo nel riuscire a garantire la sicurezza, il Ministro Manfredi ha preso una decisione che ha spiazzato gli studenti. Con un decreto del 28 ottobre, dunque ad appena un giorno dalla data del test, il governo ha rinviato la prova a data da destinarsi (presumibilmente a marzo 2021). Creando, chiaramente, ulteriori disagi agli studenti. Non manca certo l’amarezza e Simona Russo, referente di Infermieristica di Sìamo Futuro Catania, ha le idee chiare in merito:

Un decreto che porta un ulteriore problema e non una soluzione. Il rinvio a data da destinarsi, e con tante incertezze sulle modalità, a un giorno di distanza dall’espletamento dello stesso non può che arrecare un danno ai partecipanti.
In un momento di emergenza sanitaria dove la figura infermieristica, ed in generale quella di tutte le professioni sanitarie, gioca un ruolo fondamentale nella lotta contro il covid, lo Stato non tiene conto della formazione e dell’avanzamento di carriera, non solo di uno studente, ma di un professionista già avviato nel mondo del lavoro.

Perché ai medici le specializzazioni non vengono negate e ai professionisti sanitari si? Non siamo, forse, necessari entrambi in sanità? O dobbiamo continuare a sopperire alle carenze della “malasanità” e di personale che da anni sussistono? È questo il reale motivo del rinvio dei test? Evitare di creare assembramenti solo per ridurre al minimo il rischio contagi tra personale sanitario che potrebbe dimezzarsi in un sistema già carente?

Oltretutto, fissare una data entro marzo 2021 significherebbe rinviare di un anno accademico l’inizio degli studi, nella migliore delle ipotesi di sei mesi, di danneggiare la carriera accademica di ciascuno studente.
Non si può negare il diritto a sostenere un test, non si può negare un diritto fondamentale. Quello allo studio e alla propria crescita. Anche del nostro Paese.