L’Italia e il nuovo DPCM: Zone rosse, arancioni (la Sicilia) e verdi…

A breve verrà fimato il nuovo DPCM che dovrebbe prevedere una stretta ulteriore e più decisa alle attività produttive del nostro Paese, nella speranza di riuscire a frenare la curva di contagio in ascesa e scongiurare i danni che una seconda ondata, più feroce della prima, potrebbe provocare. Il decreto attende ancora la firma del Presidente dei Consiglio dei Ministri e dovrebbe essere diffuso entro oggi mercoledì 4 novembre, perchè entrerà in vigore giovedì 5.


Lo scorso 2 novembre il Presidente Giuseppe Conte ha illustrato alla Camera alcune delle misure che il nuovo dpcm – salvo ulteriori modifiche – dovrebbe prevedere: innanzitutto sono previste misure differenziate in base al rischio territoriale. “La strategia va modulata in base alle differenti criticità individuate nei territori – commenta Conte – Il nuovo Dpcm in arrivo individuerà 3 aree corrispondenti ad altrettanti scenari di rischio, per ciascuno dei quali sono previste misure via via più restrittive”.


Il nuovo dpcm dovrebbe dunque dividere il nostro Paese in tre macro aree. Il Premier ha dichiarato che il quadro epidemiologico italiano risulta attualmente preoccupante, ci avviciniamo ad uno scenario di tipo 4 e sono dunque necessarie strette urgenti per fare il modo che il sistema sanitario delle aree più in sofferenza non collassi del tutto.


Alcuni dati: nell’ultima settimana di monitoraggio, undici regioni e province autonome sono classificate a rischio elevato o molto elevato, altre 8 a rischio moderato con la possibilità di arrivare a rischio elevato nel prossimo mese. L’indice Rt nazionale si colloca a 1,7, con un indice prossimo all’1,5 in poche regioni. Per Conte “Esiste un’alta probabilità che 15 regioni superano le soglie critiche di terapia intensiva e di area medica nel prossimo mese”.


Le nuove misure che il nuovo dpcm dovrebbe adottare a livello nazionale sono: coprifuoco a partire dalle 21, limitazione agli spostamenti da e per regioni a rischio elevato, chiusura dei centri commerciali nel fine settimana, ulteriore riduzione al 50% della capienza massima di passeggeri all’interno dei mezzi di trasporto pubblici e didattica a distanza integrale per le scuole secondarie.
Sono previste però anche misure diverse per singole regioni, suddivise – sulla base del valore dell’indice di trasmissibilità del virus ed altri 20 parametri- in 3 aree: rischio alto, medio e moderato.


Nelle regioni a rischio moderato – zona verde – potrebbero risultare sufficienti le restrizioni previste a livello nazionale, mentre le aree a rischio medio e alto, dunque zone arancioni e rosse, potrebbero attuare misure più stringenti, dalla chiusura di bar e ristoranti, barbieri e centri estetici con la possibilità di tenere aperte fabbriche, industrie, studi professionali e uffici pubblici, fino a lockdown di due o più settimane.

Per determinare quindi in che fascia si colloca ogni singola regione del Paese sono tenuti in coniderazione circa 20 criteri indicati dal comitato tecnico-scientifico come l’indice RT, il numero di posti letto occupati all’interno degli ospedali, la situazione nelle terapie intensive, il numero di tamponi effettuati, focolai sparsi e situazioni all’interno delle Rsa.

Le regioni che attualmente avrebbero bisogno di una stretta maggiore – classificabili nella zona rossa e quindi a rischio alto – sono soprattutto Lombardia, Piemonte, Calabria e Puglia, con indice rt superiore a 1,5.


Attualmente la Sicilia potrebbe collocarsi nelle aree a rischio intermedio, i dati segnalano un indice rt dell’isola pari all’ 1,42. Nella zona rossa dovrebbero essere inserite Lombardia, Piemonte, Calabria, Alto Adige e Valle d’Aosta. In bilico la Campania. Zona arancione come detto Puglia, Sicilia, Liguria e probabilmente il Veneto. Tutte le altre sono zone verdi. Le Regioni hanno chiesto che la valutazione del rischio epidemiologico venga fatta in collaborazione con i dipartimenti di prevenzione regionali. E il governo ha promesso un “coinvolgimento”.