Le scarpe Lidl? Che ci piaccia o no parlano di noi…

Il primo ventennio di questo ventunesimo secolo continua a confermarsi, giorno dopo giorno, come un’epoca frenetica. Ci troviamo tutti alla costante ricerca di qualcosa, ciascuno di noi incontra dal balcone della propria Homepage di un social network un vicino che, anche lui o lei, cerca quel qualcosa di cui ancora non si conosce la natura. Il problema è proprio questo: di cosa siamo alla ricerca? La risposta, forse, la possiamo trovare in un paio di scarpe.

Ascesa e declino di un fenomeno

Non tanto per la bellezza (sempre soggettiva, per fortuna) dell’oggetto in sé, quanto per ciò che questo stesso rappresenta. L’ultima arrivata è l’ormai celebre “scarpa Lidl”, più celebre del vincitore del premio Nobel per la fisica di quest’anno (appunto, qualcuno sa chi sia?). Questo oggetto ha catalizzato tutta l’attenzione del mare in tempesta dei social media in questi ultimi giorni. La scarpa multicolore si è così piazzata al centro di un vero e proprio mistero mediatico, e gli utenti si spaccano in due categorie: chi vorrebbe acquistarla e chi proprio non si spiega il perché dell’entità di questo fenomeno del momento. Perché vogliono tutti queste scarpe?

La ragione la si potrebbe ricercare in diverse riflessioni, è il prezzo di questo oggetto a definirne un primo punto: è qualcosa che in potenza tutti possono avere, ma che in atto non tutti ottengono. Ecco che allora l’oggetto in questione si trasforma in una sfida, improvvisamente quello che potrebbe essere alla portata di tutti diventa qualcosa per pochi.

Persino il cheap è riuscito a diventare cult. Chi riesce ad acquistare la scarpa ce l’ha fatta, è riuscito ad ottenere l’inottenibile. La triste verità è che forse, una volta tagliato il traguardo, ce ne sarà un altro da tagliare, e poi un altro e un altro ancora. Magari domani (covid permettendo) saremo in fila per l’ultimo smartphone, magari l’anno prossimo tutti impazziremo per uno slip griffato da un discount o andremo dietro a quel video virale da un miliardo di visualizzazioni… Sostanzialmente ci ritroviamo a comprendere che negli anni dei fenomeni passeggeri quello che importa è sapere di essere al passo con i tempi o  avere quello di cui tutti parlano, e ironia della sorte, nel 2020 comanda il “virale”.

Cosa andremo a idolatrare dopo?

Non  per fare critiche sterili, ma per constatare una realtà dentro la quale siamo immersi, potremmo dire che viviamo nei giorni dove è importante “avere” qualcosa che sia “importante”, poco importa se non importa per noi, tanto importa se importa per tanti. Può sembrare uno scioglilingua, ma se rileggiamo lentamente quest’ultima frase, qualcuno di noi ci si potrebbe rispecchiare. Questo ennesimo fenomeno mediatico, inevitabilmente destinato a morire sotto il peso di un altro fenomeno passeggero che lo sostituirà, ci fa rendere conto ancora una volta che nell’epoca dei paradossi, dove ogni cosa è diventata materiale e quantificabile, dove persino la stima e il rispetto di cui una persona gode si misura in like, possedere una scarpa accessibile ma introvabile diventa una chimera, un Godot che si continua ad aspettare. Questa è la fotografia della nostra generazione, che ci piaccia o no.

Vorremmo avere ció che tutti vorrebbero, ma non ci rendiamo conto che ognuno di noi vuole qualcosa di diverso, da cercare in cose diverse. Non cerchiamolo in cose uguali per tutti. È questa la famosa “ricerca della felicità” di cui tutti parlano?