Tempi d’attesa delle USCA troppo lunghi: cittadini “prigionieri” in casa a causa di un “bug”

La denuncia indirizzata alle istituzioni regionali è stata firmata dalla psicologa e psicoterapeuta Eleonora Chicarella, che con i suoi familiari si trova in isolamento fiduciario obbligatorio dallo scorso 26 ottobre: “Abbandonati dalle istituzioni sanitarie”. E’ solo una delle numerose denunce che fa esaltare la poca efficacia degli enti nazionali e in particolar modo regionali legati alla salute pubblica e all’emergenza covid-19.

Sono infatti molteplici le segnalazioni giunte anche alla redazione di SicraPress, che denunciano i ritardi dell’Asp nell’effettuare i tamponi e nel comunicare i risultati. “Prigionieri” in casa, tra innumerevoli telefonate alle quali sovente nessuno risponde. Secondo quanto dichiarato dal dott. Pino Liberti, commissario Covid a Catania e Provincia, si è scoperto un bug nel sistema informatico. In pratica controllando gli schermi , arrivava la conferma dell’invio e della ricezione del provvedimento di fine quarantena, ma in realtà era solo un bug (in sostanza un errore, in pratica il software confermava l’invio di documenti mai partiti e così la gente attendeva a casa, inutilmente).

L’intervento delle Usca (Unità Speciali Continuità Assistenziali), che teoricamente dovrebbe essere tempestivo, tarda ad arrivare e i diversi protocolli non vengono messi in atto, se non autonomamente dai cittadini, come scelta coscienziosa. Altri, i più fortunati, si raccomandano o quanto menoi ci provano. E sembra in evoluzione la riorganizzazione delle 41 Usca catanesi: oltre 200 medici in campo, oltre al personale infermieristico e di trasporto.

Questi tempi d’attesa così lunghi e per cause maggiori ulteriormente prolungati, fanno si che i cittadini siano “impauriti e spesso frenati” nel comunicare alle istituzioni gli eventuali sintomi e addirittura restii a sottoporsi al tampone, perché nell’eventualità in cui quest’ultimo risulti positivo, si chiedono quanti giorni passeranno affinché le diverse procedure verranno attuate? E da quel momento in particolare chi non ha uno stipendio garantito a fine mese, come porta avanti una famiglia? Sono diverse e facilmente riscontrabili, le crepe nell’ambito dell’organizazione della medicina territoriale, quella di base: oltre alla mancanza di posti letto per le terapie intensive, alla mancanza di cure adeguate per pazienti affetti da altre patologie, per passare poi alla poca chiarezza da buona parte dei medici di base, che secondo il ministero della Salute, sono tenuti a seguire i pazienti durante il periodo di quarantena in caso di positività, ma che spesso vanno in tilt per le troppe chiamate di assistenza. Un capitolo a parte, meriterebbe l’analisi sull’assistenza nelle Rsa oltre che ai diversamente abili. Problematiche gravi, che appesantiscono ulteriormente l’organizzazione sanitaria, fra polemiche e qualche esposto già arrivato in Procura. Senza poi parlare di prevenzione e accertamenti: non è proprio il periodo.

Insomma, se la prima ondata è stata in qualche modo gestita in Sicilia grazie ai numeri contenuti, questa seconda ondata ha messo in luce le carenze e la mancanza di progettualità sanitaria nell’isola (l’estate è stata piena zeppa di buoni propositi e propaganda a 360 gradi…). Il frutto questo dei tagli insensati alla Sanità, è chiaro, ma approvati anche da quella politica che oggi grida allo scandalo…