Imprigionati e dimenticati dalle istituzioni: che fine hanno fatto i nostri tamponi?

“Aspettiamo l’esito dei nostri tamponi da 12 giorni, nessuna chiamata ricevuta, infiniti solleciti da parte mia, ma nessuna risposta, avranno forse perso i nostri risultati?” la rabbia di Elena Tringale è facilmente percepibile, decide quindi di denunciare la vicenda ai microfoni di SicraPress.

Un’odissea che ci racconta, va avanti da quattro settimane, da quando, poco dopo la metà di ottobre la figlia e il marito hanno iniziato ad avere sintomi riconducibili al covid; vive con loro anche la madre 91enne, ed è per salvaguardare quest’ultima che la signora Elena decide di trasferirsi con l’anziana presso un appartamento fuori comune di residenza.

In sintesi. Il 6 novembre scorso l’intera famiglia si sottopone al tampone, in due posti differenti: la signora con la madre presso l’ospedale S.Luigi, il marito e la figlia hanno usufruito del servizio a domicilio con gli addetti delle Usca.

La signora Tringale ha avuto esito negativo, al contrario della madre 91enne che, dopo esser risultata positiva al tampone rapido, è stata direttamente sottoposta al test molecolare, in modo da confermare o smentire l’esito del primo esame. A detta dei medici, i risultati sarebbero dovuti arrivare entro le successive 72 or; stessa procedura viene comunicata al marito e alla figlia.

Ad oggi…dopo 12 giorni, dell’esito di questi tamponi non si ha nessuna traccia: la famiglia è ancora in isolamento in due diverse abitazioni, la signora Tringale per ovvie ragioni, pur essendo risultata negativa è costretta alla quarantena per dar assistenza alla madre.

Situazione ancor più scandalosa è che l’anziana non risulta nell’elenco dei positivi dato al comune di appartenenza dalle istituzioni sanitarie, di conseguenza lo smaltimento dei rifiuti, che per i cittadini risultati positivi è gestito dal comune non è attivo. E la spesa? Chi se ne dovrebbe occupare? E i medicinali? Chi dovrebbe acquistarli e consegnarli? Insomma, un incubo.

La signora Tringale, tenta da giorni, con scarsi risultati di telefonare ai diversi enti per tentare di rintracciare gli esiti dei primi tamponi a cui la sua famiglia si è sottoposta a inizio mese. Nel frattempo, tra una chiamata senza risposta e l’altra, i giorni passano, e i tempi d’attesa indicati da i protocolli tra il primo tampone e il secondo sono già stati superati senza che nessuno tra Usca, Asp o altri enti incaricati si faccia sentire per programmare i test.

Comprensibile lo sfogo: “Se quindi il risultato del primo giro di tamponi non è mai arrivato, la comunicazione con le istituzioni di dovere è impossibilitata e il secondo tampone non programmato, quanto tempo ancora deve passare affinché qualcosa o qualcuno si smuova? Ho una donna di 91 anni a casa, risultata positiva al tampone rapido e mai nessuno ha chiamato per monitorare la sua situazione! Siamo realmente stati abbandonati da chi in realtà dovrebbe far il bene della comunità. Per non toccare il tasto lavorativo: quattro settimane costretti a esser messi in malattia, ma come si fa a sfamare una famiglia in questa situazione?”

 Domanda lecita quella di Elena Tringale che si accorda perfettamente alle decine di segnalazioni che giungono alla nostra redazione…E’ palese quindi che la situazione sia sfuggita di mano agli enti sanitari regionali. E non è solo una questione di bug nel sistema informatico (come denunciato dal commissario Covid Pino Liberti), in realtà sembra non si veda ancora la luce in fondo al tunnel…