Catania: monsignor Lanzafame ricorda il colera del 1887 e invoca come allora la Madonna della Salute

Riceviamo da monsignor Giovanni Lanzafame, un brano da lui scritto – con esaustivi riferimenti storici – in occasione del ritorno sull’altare maggiore della monumentale Chiesa di San Camillo la simulazione della Madonna della Salute, che il 21 novembre 1887, dopo una sosta di mesi in cattedrale, ritornò con una devota processione, accompagnata da tutta Catania, per lo scampato pericolo del morbo del colera. Tale evento fu voluto dal Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, oggi Beato, allora Arcivescovo di Catania.

Catania ha vissuto lungo la storia varie epidemie: la peste della fine del 1500, che tuttora è ricordata nell’attuale via Tineo, con un’edicola a San Sebastiano invocato in quella triste circostanza; ed ancora a Piazza dei Martiri su una delle antiche colonne romane del nostro Anfiteatro si erge la statua di Sant’Agata che schiaccia l’idra della peste a ricordo dell’epidemia della seconda metà del ‘700; ma vicino a noi è il ricordo del colera del 1887. In quell’epoca arcivescovo di Catania era il Beato Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, che visse nella sua vita intensamente il motto “Carità senza limiti”. Quando Giovanni Paolo II, oggi Santo, nel settembre del 1988 beatificò il Dusmet, l’arazzo della beatificazione era una riproduzione della tela del catanese Alessandro Abate, conservata nella sagrestia della cattedrale, che riproduce il Dusmet mentre visita una povera famiglia di colerosi, nell’antico quartiere della Civita. Ma il Dusmet accompagnò la visita ai malati coadiuvato da un forte volontariato dell’epoca e con l’intensa preghiera alla Santissima Vergine Maria, venerata con il titolo di “Salute degli Infermi”. Nel maggio del 1887 lo storico simulacro fu portato in processione rogativa nella nostra cattedrale, per intense preghiere. Il simulacro della Madonna della Salute, tra le più belle statue italiche della Vergine, fu riportato nella sua monumentale chiesa di San Camillo ai Crociferi, oggi amministrata dai cavalieri della Mercede, allorquando il morbo sparì dalla città, con una partecipatissima e commossa processione lungo la via Ferdinandea, oggi Garibaldi, piano San Filippo, oggi Piazza Mazzini e la via Dei Crociferi, portata come era in uso allora a spalla da innumerevoli devoti miracolati dal morbo. Anche lo storico Lecisotti ci narra nella sua biografia del Dusmet l’evento storico. A motivo dell’intervento miracoloso i catanesi con una sottoscrizione pubblica regalarono a ricordo, nella chiesa di San Camillo, una splendida tela con la Madonna seduta, San Camillo e San Giuseppe, e due angeli che tengono le bende di un malato con la scritta “Salute degli Infermi prega per noi”. All’autore dell’incantevole tela, il sacerdote pittorecanonico Tullio Allegra, si devono in città e in diocesi varie opere, non ultima la descrizione dell’eruzione del 1886 con il Dusmet che porta a Nicolosi il velo di Sant’Agata,conservato nel collegio Sant’Anselmo dei padri benedettini di Roma. Ma ritornando alla statua della Vergine della Salute bisogna ricordare che lo stesso Dusmet, patrocinò un accurato restauro della medesima, affidandolaallo scultore Lorenzo Grasso, autore tral’atro di varie statue che adornano la balaustra della nostra cattedrale. Il maestro organista della cattedrale Filippo Tarallo musicò la splendida coroncina in onore della Madonna della Salute per coro e orchestra, partiture che tuttora esistono. Con Mons. D’Agata rettore della chiesa di San Camillo agli inizi del Novecento, Mons. Salvatore Romeo, con una breve permanenza dei padri camilliani da Messina, con Mons. Francesco di Dio e anche durante il mio rettorato, la data del 21 novembre, che tra l’altro coincide con l’antica memoria mariana della presentazione al tempio di Maria, la Madonna della Salute è stata sempre venerata. Mi permetto ricordare ai catanesi, allora presenti, che nel 1987 celebrandosi il centenario di tale evento, la Madonna della Salute di San Camillo fu riportata in piazza Duomo in solenne processione con l’insegne reliquia del braccio di Sant’Agata e con la veneratissima reliquia del teschio di San Nicolò Politi di Adrano, invocato anche esso durante il colera del 1887, per un momento di preghiera, allora curato da Mons. Nicolò Ciancio, all’epoca priore del capitolo della cattedrale e postulatore della causa del Dusmet. Credo che anche se i tempi cambino, anche se i costumi si susseguono con varie mutazioni, è necessario che la nostra città non dimentichi in questo tristissimo momento di invocare con fervente preghiera colei che da sempre è Salute del popolo cristiano.

“Dolce è invocarti o Vergine Maria, Salute del Corpo e dell’Anima Mia”.

Monsignor Giovanni Lanzafame, Mariologo e Rettore chiesa madre di Belpasso