Orazio Vasta
Come ampiamente comunicato dall'arcivescovo metropolita Mons. Renna e dal presidente del Cda Avv. Landi, la Fondazione Opera Diocesana Assistenza Catania, ha avviato un bando per l'affitto del ramo d'azienda sanitario
"al fine - si legge nella presentazione - di garantire la continuità dei servizi erogati, la tutela dei lavoratori e la migliore soddisfazione dei creditori".
La prima cosa che colpisce leggendo il testo del bando è che "la durata del contratto sarà di un anno, tacitamente rinnovabile", come se la situazione dell'Oda dopo gli 8 anni "commissariamento straordinario" dell'Avv. Landi non sia stata poi così disastrosa...
E quale sarà il destino delle lavoratrici e dei lavoratori dell'Oda che in tutti questi mesi del 2025 non hanno ancora ricevuto alcun stipendio?
Al punto 6, praticamente nelle parti finali del bando, alla voce "SVOLGIMENTO DELLA PROCEDURA COMPETITIVA" entrano in scena, per una brevissima e anonima comparsa, le lavoratrici e i lavoratori dell'Oda.
Leggiamo assieme: "La Fondazione effettuerà una selezione preliminare tra le offerte ricevute, secondo criteri di:
• importo del canone proposto ed altre eventuali condizioni economiche;
• garanzie fideiussorie;
• coperture assicurative;
• esperienza maturata nel settore dall’operatore;
salvaguardia dei livelli occupazionali;
• solidità finanziaria dell’operatore e/o del relativo gruppo imprenditoriale;
• eventuale vincolatività dell’offerta;
• eventuale disponibilità alla prosecuzione dell’affitto oltre il termine minimo previsto dal bando...".
"Salvaguardia dei livelli occupazionali", tutto qui?
Sono bastate 35 lettere, fra consonanti e vocali, ai responsabili della Fondazione ODA per includere nel loro bando il destino di circa 300 persone.
Insomma, scomodando Cicerone, per le lavoratrici e i lavoratori dell'ODA, purtroppo, "mala tempora currunt, sed peiora parantur", "corrono tempi brutti, ma se ne preparano di peggiori".










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