Orazio Vasta
L' accoltellamento della professoressa da parte di un suo studente di 13 anni, avvenuo a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, presso la Scuola Media Statale "L. Da Vinci", indipendentemente dallo specifico "Perche'?" di questo gravissimo gesto, mette a nudo il disagio sociale che investe le adoloscenti e gli adoloscenti da Trescore Balneario a Milano, a Roma, a Napoli, a Catania...in modo particolare nelle pereferie.
Infatti, quello che è accaduto nel bergamasco non e' un caso limite. Nella stessa cittadina recentemente si sono verificati episodi di cronaca che hanno visto protagonisti giovani e giovanissimi nelle aree vicine alle scuole: non solo improvvise e violente risse, ma anche fenomeni di microcriminalità giovanile.
Lo scorso anno, tra i tanti episodi di violenza, l' accoltellamento nei pressi di un bar e una serie di rapine.
E solo qualche settimana fa presso la stessa scuola "L.Da Vinci" un'insegnante è stata aggredita violentemente da un suo studente.
Dai dati di una statistica del
CIAI – Centro Italiano Aiuti all’Infanzia risulta che in Italia la violenza che vede gli adolescenti protagonisti: "sono circa il 40% degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha partecipato a zuffe o risse, un dato che si traduce in quasi un milione di ragazzi e ragazze coinvolti in episodi di scontro fisico".
Secondo l’ultimo approfondimento del rapporto ESPAD Italia (curato dal Cnr-Ifc di Pisa), non si tratta solo di conflitti occasionali: "Il 12% dei giovanissimi prende parte a violenze di gruppo, spesso dirette contro sconosciuti, e in oltre il 5% dei casi gli scontri portano a ferite così gravi da richiedere cure mediche. Questa escalation rivela un mutamento profondo anche nelle dinamiche di genere. Sebbene i maschi restino i protagonisti principali delle aggressioni, le ragazze stanno rapidamente colmando il divario: gli atti di violenza fisica grave compiuti da studentesse sono infatti raddoppiati in appenal cinque anni".
In questo quadro, oltre il 4% delle studentesse e degli studenti ammette di aver colpito un insegnante, mentre quasi il 4% dichiarano di aver utilizzato un’arma per ottenere ciò che volevano.
A tutto questo aggiungiamo la violenza performativa: "Il 30% dei giovani pratica regolarmente il cyberbullismo e una piccola parte di loro agisce come “regista” delle aggressioni, filmandole per garantirne la viralità sui social", come ha fatto il ragazzo che ha accoltellato la professoressa.
La maggioranza delle ragazze e dei ragazzi "coinvolti" subiscono la povertà economica, una sorta di gabbia che modella la crescita dell'adolescente dove la poverta' economica non e' solo quella espressa dal frigo piu' o meno vuoto, ma anche dall'abitazione piccola, sovraffollata, che impedisce uno spazio personale vitale per il periodo delicato dell'adolescenza.
A questo aggiungiamo la povertà educativa, che non significa solo l’abbandono scolastico, ma anche il territorio senza quegli strumenti critici ed emotivi - come un cinema, un teatro, un centro sociale pubblico - necessari per interpretare la realtà e gestire i conflitti familiari e sociali.
Per la soluzione del disagio giovanile c'e' chi invoca l’abbassamento dell’età imputabile e chi ipotizza l’installazione di metal detector agli ingressi delle scuole. Senza l’educazione all’affettività, alle relazioni, alla mentalita' critica, al conflitto, lo Stato e il sistema del profitto riescono ad esprimere solo repressione,
soluzioni securitarie, criminalizzazione delle famiglie e attacco senza sosta contro la scuola pubblica statale.










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