Nel 1962 Gaetano Fassari, l’ideatore e costruttore del campo “La Cava” in via Acquicella Porto, padre del
famoso arbitro Santo, per fare giocare suo figlio, formò con l’onorevole Angelo Rosano, una società di
calcio giovanile: Pol. San Cristoforo, i cui giocatori erano: Guardo (cap.), Ficarra, D’Agostino, Tabita,
Fisichella, Fassari, Coco, Di Prima, Statella, Garozzo, Finocchiaro.
Questa società, nata dal nulla, cominciò ad ingrandirsi a poco a poco, tanto che trasferisce la propria sede in via Santissima Trinità, cambiò nome e divenne Pol. Trinità per fare la concorrenza alla Katane,Interclub, Cappuccini e Palestro! Non tutti presero sul serio questa lodevole iniziativa, perché le società di calcio giovanile Allievi ed Juniores erano quasi un centinaio! Per quei tempi un record assoluto visto che la nostra città viveva una povertà assoluta, ma con sportivi di altissimo livello morale e sociale, che toglievano letteralmente i ragazzi dalla strada e dalle pericolosissime amicizie.
Nacque la Trinità juniores 1969: presidente Tano Fassari, allenatore Finocchiaro, Di Mauro, Randazzo, Cardillo, Gibilisco, Ursino, Rigido, vice presidente Santo Fassari, Impellizzeri, Gioco, Savoca, Morgioni, Barca, Brischetto,
Vinciguerra. Era l’inizio di una lunga cavalcata. Ma un giorno d’estate al campo Duca d’Aosta, dove si
svolgeva il famoso torneo aziendale “Pepsi Cola” notai casualmente un piccolo giocatore che a tutto campo
dribblava questo e quel avversario. Pazzesco. Non avevo mai visto nulla di simile! Non era Rivera, non era
Mazzola, ma era fortissimo tecnicamente, tanto che gli stessi avversari lo applaudivano. Chiesi al custode
del campo Raciti. Ma chi è quel tipetto? Rispose: è Stefano Musumeci e gioca con la Trinità. Non dimenticai
mai più quel nome, perché lo rividi in molte squadre di serie D.
Ma nella vita tutto cambia. La scomparsa di Tano Fassari, il figlio Santo diventa arbitro di serie C, i soldi non
sono più sufficienti, troppe spese esorbitanti ed arriva un grandissimo presidente dimenticato da tutti:
Giacomo Tringale delle famose falegnamerie catanesi. Fu un grande presidente diverso da tutti gli altri,
perché aveva una visione del calcio semplice ma efficace, tanto che comprò il titolo dalla Massiminiana ,
che era retrocessa in Promozione, chiamò come allenatore il bravo ex giocatore Mario Samperi, comprò per
3 milioni e mezzo il centravanti Andrea Fiducia dai Cappuccini (bravo Famà a venderlo… oggi sarebbe stato
meglio di Mino Raiola!), ma, soprattutto, mise in evidenza De Gregorio, Fazio, Ponticello, Maccaronello,
Calì e tanti altri.
Unica pecca, forse, l’esonero di Filippo Finocchiaro, che poco dopo, in auto per evitare un
gatto al viale Kennedy, perse la vita. Una storia nella storia, una passione dietro l’altra, ma qualcuno ci mise
la coda: la Trinità Massiminiana per un solo punto fu retrocessa in Prima Categoria. Pazzesco, oltre l’umana
comprensione!
E così nel 1981 il presidente Tringale nella nuova Trinità chiama due nuovi collaboratori: Vittorio Paternò e
Renato Marletta, che si occuparono di tutto il settore giovanile e il centravanti Fiducia fu ceduto allo
Sporting Militello per 5 milioni, a quanto pare. Insomma, i sogni di gloria svanirono per sempre, tanto che
con la scomparsa di Giacomo Tringale, i figlio, mi pare, portò il titolo sportivo della Prima Categoria a San
Gregorio, ma non ne sono certo. Ai lettori dell’Epoca la parola.
La Trinità fu una delle società catanesi che con Katane, Interclub, Cappuccini e Palestro diedero vita ad un
glorioso settore giovanile di altissimi livello tecnico, che “lanciarono” in campo nazionale i seguenti
campioni: Nino Rausi, Pippo Impellizzeri, Ciccio Sotera, Guido Angelozzi, Saro Pantellaro, Armando Todaro,
Pippo Arasi, Giacomo Lombardo, Lorenzo Mirabella, Piero Caruso, Nunzio Papale, che oggi potrebbero
giocare in serie A, tranquillamente, con tutti questi stranieri che corrono come matti, non sanno fare due
passaggi precisi, e segnano da pochi metri dalla porta, tranne azzeccare un tiro da trenta metri grazie alla
loro muscolatura breve e longilinea (vero Bianchetti?).
Insomma, la Trinità ha avuto i suoi momenti di splendore, ma come tutte le cose terrene, è scomparsa nel limbo dei ricordi. Ma il suo cuore degli anni più belli palpitava a ritmo di samba, twist e rock and roll. Ma siamo tutti d’accordo, tutti?
Nella foto dei Giovanissimi della Trinità: i dirigenti Tringale e Giuffrida, Vinciguerra, Zingherino, Parisi, Fisichella, Tringale, D'Angelo e l'allenatore Marletta; in ginocchio Sciacca, Tabacco, Marietta, Giuffrida, Infantino (Fotogramma Press)










.png)















.jpeg)

