Di Matteo: "Chi dice che gli uomini di Cosa nostra sono gli unici autori delle stragi e' contrario alla verità"
Orazio Vasta
Nino Di Matteo, Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia, ieri a Palermo, 23 maggio, in occasione del trentaquattresimo anniversario della strage di Capaci ha deciso di partecipare al corteo popolare e non alle cerimonie istituzionali.
Non solo, Di Matteo ad un certo punto, durante il corteo, fuori da qualunque protocollo istituzionale, è intervenuto al microfono dei manifestanti denunciando "che sempre più sta diventando, il 23 maggio, un'occasione di parata istituzionale, anche di veri e propri sepolcri imbiancati che fingono di commemorare Giovanni Falcone, quando invece durante tutto il resto dell'anno ne tradiscono le idee e lo spirito, quando invece durante tutto il resto dell'anno lavorano per ostacolare quella parte di magistratura che è rimasta convinta di dover accertare ancora le verità nascoste".
Di Matteo ha anche evidenziato che in questo contesto "sempre più triste, sempre più evidente, di vuote parate istituzionali, le manifestazioni come il corteo di Palermo rappresentano la speranza, rappresentano la voglia che ancora c'è nel popolo di verità e di giustizia (...), Solo da loro può partire quella rivoluzione culturale che porterà, come Giovanni Falcone sognava, alla sconfitta della mafia. Si rivelerà la verità se tutte le istituzioni e tutto il popolo italiano lo vorrà (...). Proprio i processi che si sono fatti, le indagini che si sono celebrate, fatte a Palermo, a Caltanissetta, a Firenze, dimostrano che non fu solo Cosa nostra".
Di Matteo ha sottolineato: "Manifestazioni come questa, con la partecipazione di tanti giovani, di tanti cittadini comuni, rappresentano la capacità dei cittadini che non vogliono accettare quella che è la ricostruzione storica che vogliono consacrare definitivamente, quella per cui le stragi sono state soltanto un fenomeno di contrapposizione tra l'organizzazione mafiosa e i giudici che l'avevano combattuta (...). Voi siete l'emblema di un popolo che sa che ricostruzioni minimaliste che vedono solo negli uomini di Cosa nostra gli autori delle stragi sono contrarie alla verità".
Ha poi aggiunto che "Palermo ha vissuto sulla propria pelle quei fatti. Quelle ferite. Palermo vive ancora sulla propria pelle una situazione che non può continuare a sopportare. Per fortuna parte di Palermo reagisce. Per fortuna ci siete voi che oggi con questo corteo ricordate che la voglia di verità e di giustizia non si testimonia una volta l'anno, ma giorno per giorno cercando di incalzare anche quel potere che invece vuole nascondere la verità".
Intanto, dal corteo si alzava il forte chiaro slogan "Fuori la mafia dallo stato!"
Di Matteo, ha continuato il suo intervento attaccando la mentalita' mafiosa: "Le mafie si sconfiggono attraverso il rifiuto anche della mentalità mafiosa, il rifiuto della mentalità del favore, della raccomandazione, della scorciatoia politica, della commistione tra mafia e politica, tra mafia e pubblica amministrazione".
Concludendo il suo intervento, il Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia rivolgendosi ai manifestanti ha detto: “La vostra indignazione rispetto a certe situazioni che oggi come ieri caratterizzano la nostra terra di Sicilia è l'unica speranza di cambiamento...Vi ringrazio come magistrato, lo faccio come cittadino, lo faccio come siciliano e palermitano che ancora è convinto che, come è stato nell'immediato post-stragi, da qui deve partire un sentimento di ribellione verso quella mentalità mafiosa che ancora continua a sporcare la nostra città e a condizionare perfino il potere a livello locale e a livello nazionale".
Alla conclusione dell'intervento del magistrato ha fatto seguito dal corteo un lunghissimo applauso e un ritmato "Siamo-tutti-Di Matteo!".


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