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Nel 1960 con la promozione del Club Calcio Catania in serie A guidato dall’allenatore Carmelo Di Bella e dal presidente Ignazio Marcoccio, si formò un settore giovanile rossazzurro di grande spessore.
La squadra Primavera fu affidata al bravissimo Ciccio Messina e la De Martino a Valsecchi. In quel periodo il gioco del calcio era l’unico sport seguito dai giovani, era un’àncora di salvezza per chi non voleva studiare, ma, soprattutto, dava la possibilità alle giovani promesse di mettersi in evidenza col Catania e poi essere ingaggiati in serie D,o in Promozione, dove si guadagnavano bei soldini. Insomma, un lavoro come tanti altri.
Però solo i migliori facevano carriera, la selezione era severissima, si veniva stroncati per un passaggio sbagliato, o per uno stop fatto male. Questa era la dura realtà, tanto che solo pochissimi fecero una brillante carriera.
La Primavera era formata da Cannavò, Calanna, Geremia, Marcenò, Bruno, Canelli, Melo Russo, Messina, Di Grazia, Zinna, Pulvirenti, Giulio Fiorito (recentemente scomparso). E bisogna aspettare ben 5 anni per avere una squadra Allievi del Catania di tutto rispetto con Platania, Bordonaro, Amarù, Fichera, Lombardo, Nicolosi, Coci, Fisichella, Lo Certo, Bara e Casale. Ma come era stato possibile martellinare questi giocatori e tanti altri, visto che i Giovanissimi non esistevano? La risposta è semplice: il “rosso” allenatore Salvatore Caruso nel mese di giugno faceva le selezioni al campetto di Cibali. Si presentavano 50-60 giocatori (c’ero anche io…già cartellinato con l’Universal) e ne prendeva una ventina senza spendere un soldo bucato!
Incredibile. Oggi i procuratori lo avrebbero linciato. Unico giocatore di grandissimo talento che non si presentò spontaneamente fu il grande Pietro Anastasi della Trinacria. Ricordiamo che Pietro era stato un raccattapalle del Catania, e come mai non fu tesserato subito? Perché l’allenatore Caruso non lo vide mai giocare? Perché il segretario Mineo non fece presente a Marcoccio che avevano un campione in casa? Mistero.
Una cosa è certa. La famiglia Massimino, con il giovane Nino alla ribalta, non perse tempo: andò a trovare Anastasi a casa sua vicino piazza Palestro, gli offrirono una discreta sommetta e fu “cartellinato” a vita, facendolo giocare in serie D ed in C.
Uno grande scacco al Catania con il giornalista de <La Sicilia> Mario Continella a disperarsi, perché, pur raccontando tutto a Garozzo, Prestinenza e Cannavò, nessuno si prese la briga di chiamare Marcoccio, che era di casa alla redazione sportiva! Si, a quei tempi, la redazione sportiva era una fucina di commenti, azioni, partecipazioni alla vita del Club Calcio Catania. Bene, nel 1967 ci fu la più forte squadra Primavera di quel periodo con Fisichella, Torrisi, Bara, Caruso A, Bianchetti, Lo Certo, Casale, Spinelli, Marino, Caruso R., D’ Arrigo.
La grande svolta si ebbe negli anni Settanta. Il nuovo presidente del Catania s.p.a è l’ex sindaco Salvatore Coco, che porta la rivoluzione in seno al settore giovanile del Catania guidato da Valescchi, Pippo Crisafulli, Pippo Cappello, Agostino Priolo, Melo Russo, Salvo Bianchetti, ed una miriade di grandissimi giocatori:
Angelozzi, Cantone, Bara, Bertolo, Picone, Lizzio, Blatti, Privitera, Ventura, Papale, Giuffrida, Picone, Leonardi, Nicotra, Chiavaro convocati in Prima squadra a Zafferana Etnea! Senza dimenticare Tringale, Bellante, Belardi Mario e Natale, Calanna, Strano, Pulvirenti, La Pera, La Mela, Nicotra, Castorina, Pezzillo, Vassallo, Cisca, Puglisi, Gelardi, e molti altri che non ricordo più! Insomma, un passato glorioso.
Qualcuno venne anche dal Nord: Scala, Bartolini, Pasin, Benincasa. Una nota simpatica: il terzino rossazzurro Andrea Lodato capì che non avrebbe fatto carriera nel Catania e si diede al giornalismo: mossa azzeccata, meglio un grande giornalista che un giocatore mediocre!
Poco ricordo della Primavera ai tempi del Catania del presidente Angelo Attaguile, Agostino Priolo, Gerardo Marrone, mister Barbagallo, Andrea Stella e Seby Piccione e poi della signora Codiglione (vedova di Massimino, poi di Gaucci, Pulvirenti , Sigi, perché
abbandonai il giornalismo e non mi interessai più della varie vicende di Sandro Fraschini, Stefano Merenda, Salvo Lo Certo, Orazio Prezzavento, Giovanni Pulvirenti. Insomma, per ben 60 anni i giovani del Catania hanno sempre onorato la maglia,non ci sono dubbi, ma solo pochissimi hanno fatto davvero una bella carriera.
Peccato davvero, visto che oggi siamo invasi dagli stranieri, dai neri per caso, dai procuratori legali, di direttori sportivi che comprano e vendono alla faccia dei presidenti, del super tifoso che conduce il proprio figliolo nel Catania e “deve giocare per forza”, e di tutta una serie di affarismi che nulla hanno a che vedere con lo sport, nonostante ogni società di calcio abbia uno staff complessivo negli uffici di almeno 25 persone! Incredibile. (Vedi Catanzaro).
Ecco, me ne sono andato al momento giusto. Questo mondo non mi va. Preferisco il ricordo d’un tempo trascorso allo stadio Cibali con l’emittente televisiva <Telesud> nel 1979 per la telecronaca registrata di Catania-Napoli: 2 a 0. Fui il primo giornalista al mondo a trasmettere in televisione una partita di calcio giovanile. Chi lo avrebbe mai detto?
Nella foto una formazione della Primavera del Catania: in piedi Bartolini, Angelozzi, Scala, Castorina II, Bellante e Pezzillo; accosciati: Vassallo, Cisca, Giuffrida, Chiavaro, Puglisi.
Foto di Gianni D’Agata elaborata da Gemini e intelligenza artificiale a cura di Andrea Calareso









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